Ieri c’è stato uno dei Consigli dei Ministri più drammatici della Storia, se non per il governo (che ormai prende certi provvedimenti senza battere ciglio), di sicuro per il Paese. Il green pass per tutti i lavoratori dal 15 ottobre, obbligati al vaccino o al tampone perpetuo per poter continuare ad esercitare il diritto su cui si fonda la nostra Repubblica, è una macchia che resterà per sempre. Il Presidente Draghi ha nuovamente preferito far macchiare altri al posto suo, e si è eclissato mandando in tv gli altri ministri.

Abbiamo quindi sentito il fatale annuncio dalle parole degli altri. In particolare, molto utili quelle di Brunetta e Orlando per capire la ratio di quanto accaduto. Brunetta ha affermato

useremo questo 4 settimane soprattutto per un grandissimo, enorme, serissimo effetto annuncio. E’ molto probabile che l’effetto annuncio porti già nelle prossime settimane all’accelerazione. Il risultato potrebbe essere già o in parte conseguito quando entra in vigore il provvedimento.

In pratica, la fretta mozzafiato con cui hanno varato un decreto di tale gravità è legata al bisogno assoluto di costringere i renitenti all’hub, entro fine settembre o i primi di ottobre al massimo. Questa necessità era chiara fin da aprile, Figliuolo lo ha ripetuto molte volte. Forse devono smaltire vaccini in scadenza?

C’è sempre da ricordare che ad oggi la percentuale di vaccinati sulla popolazione è il 65,4%, pari a 40 milioni di persone. Ne restano da “catturare” ancora 20 milioni, un terzo del Paese, e anche togliendo i bambini sono ben 14 milioni. Sarà molto, molto difficile che Brunetta arrivi all’auspicata “immunità sociale” (locuzione che non ha senso alcuno, coniata dai comunicatori da quando si è capito che non esiste alcuna “immunità di gregge” con vaccini non immunizzanti).

Ma l’affermazione più importante l’ha fatta il ministro Orlando. Ascoltatelo:

 

Ha in pratica dichiarato che nessuno può toccare il diritto al posto di lavoro. Che i lavoratori che rifiutano il green pass (vaccino, ma anche tampone perpetuo) saranno sì sospesi e senza stipendio, ma verranno reintegrati non appena si riprenderà “la dinamica ordinaria. Ne consegue che gli zelanti datori di lavoro, che fino a ieri minacciavano sfracelli ai divergenti, dovranno scendere a più miti consigli conservando il posto di lavoro ai sospesi e senza poterli sostituire con altri più sottomessi. Pena un ricorso che perderanno di sicuro.

Orlando parla anche di ritorno alla normalità per i lavoratori. Ci si può sperare? Le sospensioni dal lavoro valgono fino al 31 dicembre 2021, data probabilmente legata allo stato di emergenza. Stato di emergenza che si può prorogare al massimo, per legge, fino al 31 gennaio: è vero che, vista la disinvoltura con cui il governo opera, è possibile che inventino qualcosa per ricominciare da capo. Ma è vero altresì che, sempre per legge, la chiusura dei due anni di stato di emergenza comporta una serie molto complicata di atti amministrativi che coinvolgono le istituzioni di tutta Italia (dalla Protezione Civile ai Comuni alla Sanità). E, non bisogna mai dimenticarlo, il 31 gennaio “scade” anche la Presidenza della Repubblica.

I 14 milioni di renitenti, insomma, riusciranno a tenere duro?

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