di Andrea Zhok.

Questi sono attivisti israeliani che hanno bloccato al valico di Tarqumiya i camion di aiuti umanitari diretti a Gaza, distruggendone il contenuto.
Ora, che la strategia di Israele sia quella di rendere la striscia di Gaza un deserto inabitabile, di rendere fisicamente impossibile la vita ai palestinesi ovunque nei territori occupati, è esplicito.
Sono stati fatti arrivare lavoranti a basso costo per rimpiazzare le maestranze palestinesi che riuscivano a sbarcare il lunario in Israele.
I bombardamenti hanno preso sistematicamente di mira edifici vuoti, privi di valore militare, ma rappresentativi come università, ospedali, uffici pubblici.
I coloni, con la copertura della polizia, hanno ripetutamente attaccato e distrutto piccoli esercizi commerciali nella West Bank.
Gli aiuti umanitari sono stati trattenuti spesso con le più svariate scuse e quando permessi, come in questo caso, sono stati boicottati informalmente da “attivisti”.
Il senso dell’operazione è chiaro: mentre i bambini fatti a pezzi sono decisamente inestetici per le finalità propagandistiche di Israele, gente che un po’ muore di stenti fuori campo e un po’ decide di andarsene per salvare quel che resta delle proprie famiglie sono più facilmente metabolizzabili, meno urtanti, più facili da ingoiare nel vasto dimenticatoio delle coscienze occidentali.
Quello che mi chiedo è se quest’oscenità in mondovisione potrà riuscire.
Naturalmente il fatto di potersi giovare dell’appoggio americano e dunque del sostegno del più potente apparato propagandistico e mediatico al mondo è una garanzia potente di successo.
Dopo tutto non dobbiamo mai dimenticare che, in ultima istanza, noi oggi riusciamo ad essere mossi a disgusto dalla “Notte dei Cristalli”, o ad indignarci per le vicende del ghetto di Varsavia perché alla fine i nazisti la guerra l’hanno persa.
Ma qui, non essendoci alcun 9 maggio 1945 in vista, a scrivere la storia delle stragi saranno gli stessi che le hanno promosse e difese.
E allora forse lo sdegno rimarrà in circolazione solo nei circuiti clandestini, nelle parole dei “descamisados” alla periferia dell’impero, nei vicoli sempre più stretti della controinformazione, finché tutto verrà obliato nel prossimo Eurovision.
Forse.
O forse no.
Forse la periferia dell’impero sta facendone già scricchiolare il centro, forse i circuiti clandestini usciranno a testa alta dalla clandestinità, forse le corrotte ammiraglie dell’informazione ufficiale affonderanno ingloriosamente e lasceranno spazio ai pochi giornalisti rimasti con la schiena dritta.
Forse qualcuno ricorderà il male fatto e lo condannerà, ricorderà gli innocenti sacrificati e li onorerà.
Forse una volta di più l’arroganza di chi si immagina “Herrenrasse” finirà nella polvere.
Io ci credo.

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