Giorgio Pagano spiega come lo strapotere delle potenze anglosassoni si sedimenti per il tramite dell'occupazione linguistica grazie alla complicità delle istituzioni europee. "Già Churchill chiariva che è più conveniente imporre la propria lingua al popolo colonizzato che occuparlo militarmente"

Giorgio Kadmo Pagano ha recentemente sollevato un tema di grande rilevanza, definendo l'Italia come vittima di un genocidio linguistico e culturale. Secondo Pagano, questo fenomeno è il risultato dell'occupazione linguistica perpetrata dalle potenze anglosassoni, che si manifesta attraverso una crescente predominanza della lingua inglese, sostenuta dalla complicità delle istituzioni europee. Il suo discorso si basa su una critica profonda alla gestione linguistica dell'Unione Europea, in particolare dopo la Brexit, che avrebbe dovuto segnare una svolta nella rappresentanza delle lingue ufficiali.
Pagano richiama l'attenzione su una frase di Winston Churchill, secondo la quale è più conveniente imporre la propria lingua piuttosto che occupare militarmente un territorio. Questa affermazione, secondo lui, riflette una strategia di dominio culturale che ha radici storiche e che continua a influenzare le dinamiche contemporanee. L'inglese, pur essendo stato dichiarato lingua ufficiale dell'Unione Europea, viene considerato da Pagano come un abuso, soprattutto alla luce della recente uscita della Gran Bretagna dall'Unione. Egli sottolinea che l'inglese non dovrebbe più avere quel ruolo predominante, eppure continua a essere imposto come lingua di lavoro, escludendo di fatto le altre lingue europee.
In questo contesto, Pagano evidenzia come le istituzioni europee abbiano derogato ai principi di multilinguismo che dovrebbero governare l'Unione. La Commissione Europea, secondo la sua analisi, ha istituito un oligopolio linguistico che favorisce l'inglese, a discapito delle altre lingue ufficiali. Questo monopolio linguistico non solo limita la partecipazione dei cittadini europei alle consultazioni pubbliche, ma crea anche una discriminazione economica e culturale che danneggia le imprese italiane e la loro capacità di competere in un mercato dominato dall'inglese.
Pagano sostiene che la questione linguistica non è solo un problema di comunicazione, ma ha ripercussioni dirette sulla sovranità culturale e politica dell'Italia. La sua posizione è chiara: per riacquisire una vera sovranità, è necessario affrontare il problema della lingua e del suo uso nell'ambito delle istituzioni europee. Egli invita a una mobilitazione delle imprese italiane per contestare questa situazione, sottolineando che è fondamentale denunciare il monopolio linguistico e le ingiustizie economiche connesse. Solo così, secondo Pagano, sarà possibile avviare un processo di riconquista della propria identità culturale e linguistica.
In conclusione, la riflessione di Pagano mette in luce una questione cruciale per il futuro dell'Italia all'interno dell'Unione Europea. La lotta contro il genocidio linguistico e culturale diventa quindi un tema centrale per la salvaguardia dell'identità nazionale, richiedendo un'azione concertata e consapevole da parte di tutti i cittadini e le istituzioni italiane.
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