Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri, scriveva George Orwell. E così Luigi Di Maio passa dall’esercizio dell’uno vale uno al “salto” della raccolta firme, obbligatoria per le altre liste di nuova formazione che ambiscono a partecipare alle elezioni politiche del 25 settembre. Cambiando disciplina sportiva, il ministro degli Esteri smentisce inoltre le voci che lo davano “paracadutato” nel collegio di Modena. Ciò tra le rivolte della base dem locale da un lato e, dall’altro, le prese in giro di chi gli ricorda il suo “Mai con il partito di Bibbiano”, che si trova a pochi chilometri proprio da Modena.

Oggi a Roma è stato presentato Impegno Civico. Il neonato progetto elettorale riunisce da un lato Di Maio, che non più tardi di giugno era uscito dal M5s fondando il gruppo parlamentare Insieme per il futuro (allora La Verità aveva ironicamente osservato che pure “Insieme per garantirci il futuro” sarebbe andato bene). E dall’altro il sottosegretario di matrice democristiana Bruno Tabacci, a capo di Centro Democratico. L’entourage dell’ex pentastellato ha confermato all’Ansa che Impegno Civico rappresenta “l’evoluzione di Insieme per il futuro”. Intesa politica a parte, il patto con Tabacci consente a Di Maio di evitare di raccogliere le quasi 60 mila firme necessarie per presentarsi alle elezioni: ciò in virtù dell’esenzione ottenuta nel 2018 dalla lista – oggi divisa – che comprendeva Centro Democratico e +Europa. Secondo la normativa vigente, rinforzata dal decreto Elezioni di maggio, non hanno obbligo di andare a caccia di sottoscrizioni pure i seguenti partiti: Pd, M5s, Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Italia Viva, Liberi e Uguali, +Europa, Coraggio Italia, Noi con l’Italia. Di base l’onere resta dunque solo per le forze del dissenso, pena il rischio di esclusione dalla competizione elettorale.

Nelle scorse ore erano inoltre circolate voci di una poltrona garantita per Di Maio nel seggio di Modena grazie al suo posizionamento nell’alveo del centrosinistra. Dopo la rivolta della base dem, oggi i principali quotidiani pubblicano la doppia smentita, da parte del titolare della Farnesina e del segretario Pd Enrico Letta. Figura barbina? Anche se non fosse, difficilmente costituirebbe un problema per chi è passato dal voler aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, o l’impeachment per Sergio Mattarella, al frequentare le più alte stanze quirinalizie.

LILLI GORIUP

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