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Notizie26 Novembre 2021

Già contagiati dopo la terza dose, e in Israele si parla di fare la quarta

Di ·642 contenuti pubblicati
L'articolo analizza la situazione in Israele riguardo alla terza dose di vaccino Covid, evidenziando l'emergere di nuovi contagi. Si discute anche della possibilità di una quarta dose, suggerita dal ministro della Salute.
Punti chiave
  • Israele ha iniziato a somministrare la terza dose a agosto.
  • Il 9% dei nuovi casi riguarda persone vaccinate da meno di 120 giorni.
  • Il ministro della Salute considera necessaria la quarta dose.
  • Vaccini Covid mostrano efficacia transitoria e necessità di ulteriori somministrazioni.
  • La narrazione ufficiale sottovaluta la necessità di nuove vaccinazioni.
L'articolo

Arrotolare la manica della camicia, porgere di nuovo il braccio. Se Israele davvero fa da apripista, l’orizzonte è chiaro: tre o quattro mesi dopo la terza dose, ricominciano le grane per il Covid.

Non ci vogliono sei mesi, non ci vuole un anno: Israele ha cominciato a distribuire la terza dose all’inizio di agosto, per far fronte all’impennata di casi gravi e di ricoveri che ha dimostrato come l’efficacia della vaccinazione sia transitoria, e ora è già daccapo.

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Il contagio sta riaccendendosi di nuovo – è la quinta ondata – e soprattutto il 9% dei casi diagnosticati martedì riguarda persone che hanno ricevuto la terza dose meno di 120 giorni fa. Così il ministro della Salute dice che non è irragionevole pensare alla necessità della quarta vaccinazione.

I vaccini Covid rappresentano un caso, più unico che raro, di cura che viene sempre più somministrata perché funziona male. A parte questo, è interessante notare come il caso israeliano scompagini la narrazione ufficiale secondo la quale la terza dose sarebbe risolutiva.

Certo: a ben cercare, da tempo vari esperti hanno fatto sommessamente notare la prevedibile necessità di ulteriori somministrazioni del vaccino. Una volta all’anno, secondo Walter Ricciardi, consigliere del ministro Speranza. Magari una quarta dose solo per gli immunodepressi, ipotizza il CDC, l’agenzia che negli Stati Uniti si occupa di salute pubblica.

Però sui grandi media passa l’idea che la terza dose sarà l’ultima battaglia, o almeno l’ultima per i prossimi cinque-dieci anni. Come se gli italiani fossero dei bambini da persuadere anche con fasulle promesse a comportarsi bene.

E invece no. Le vaccinazioni contro il Covid – Israele lo sta insegnando – sono un gioco dell’oca in cui, dopo quattro mesi, si torna al “Via”. Big Pharma può stare tranquillo: due-tre volte all’anno, gli introiti sono assicurati.

DON QUIJOTE

 

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