Franco Fracassi, giornalista e scrittore, racconta cosa ha significato la mattanza di Genova per l'Italia e per il mondo intero. "Quel passaggio è stato decisivo per costruire il mondo mostruoso che viviamo oggi. C'è un filo che lega una serie di eventi drammatici tutti riconducibili ad una identica filiera di potere"

Franco Fracassi, giornalista e scrittore, ha recentemente affrontato il significato storico degli eventi di Genova del 2001, sottolineando come questi siano stati un punto di svolta non solo per l'Italia, ma anche per l'intera comunità internazionale. In occasione del ventennale di quella tragica manifestazione, Fracassi ha evidenziato il legame tra i fatti di Genova e le stragi del '92-'93, suggerendo che entrambe le situazioni siano riconducibili a una medesima "filiera di potere". Questo approccio invita a riflettere sulle dinamiche di controllo e repressione che caratterizzano la storia recente del Paese.
Secondo Fracassi, il G8 di Genova non è stato solo un vertice politico, ma un evento che ha segnato l'inizio di una nuova era di globalizzazione, caratterizzata dalla finanziarizzazione dell'economia e dalla privatizzazione dei beni pubblici. Le scelte strategiche adottate in quel contesto, come l'abbattimento dei dazi doganali e la mancata separazione tra banche commerciali e d'affari, hanno avuto conseguenze devastanti, creando una concorrenza sleale tra i paesi e mettendo l'umanità gli uni contro gli altri. Fracassi sottolinea che il mondo attuale, con le sue profonde disuguaglianze e le sue crisi, è il risultato diretto di quelle decisioni.
Il giornalista ha anche messo in luce il ruolo del movimento di protesta che si è opposto a queste politiche, definito non tanto "no global", quanto piuttosto un forum internazionale che cercava di promuovere una globalizzazione sostenibile, centrata sull'essere umano e sull'ambiente. Tuttavia, la violenza repressiva subita a Genova, culminata nell'omicidio di Carlo Giuliani e nei pestaggi di centinaia di manifestanti, ha avuto l'effetto di distruggere quel movimento, inviando un chiaro messaggio a chiunque osasse opporsi al potere.
Fracassi ha anche accennato a un aspetto inquietante della repressione avvenuta a Genova: il presunto coinvolgimento di agenti infiltrati tra i manifestanti, in particolare i "black bloc". Questi ultimi, secondo Fracassi, non sarebbero stati semplici attivisti radicali, ma piuttosto corpi paramilitari addestrati, il cui compito sarebbe stato quello di generare caos e giustificare la violenza delle forze dell'ordine. Questo scenario complesso e allarmante porta a interrogarsi sul ruolo delle istituzioni e dei servizi segreti nel gestire le manifestazioni di dissenso, suggerendo che la violenza non fosse solo una risposta a una minaccia, ma parte di una strategia più ampia per mantenere il controllo.
In conclusione, l'analisi di Fracassi invita a non dimenticare gli eventi di Genova e a riflettere sulle loro implicazioni. La memoria di quel periodo è fondamentale per comprendere le dinamiche di potere attuali e per evitare che simili tragedie possano ripetersi in futuro. La storia, infatti, non è solo un racconto del passato, ma una lezione che può guidare le scelte del presente e del futuro.
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