“Bisogna evitare di sprecare troppa carta, perché è uno spreco di energia, cosa sempre più rara”. A parlare è Pascal Lenoir, presidente della commissione ambiente di Sne (Syndicat national de l’édition) e direttore di produzione di Gallimard Edition.

Il quotidiano Le Monde riporta infatti che la quantità di libri restituita in media ogni anno a Sodis, il terzo distributore francese per grandezza, si aggira attorno alle 42mila tonnellate: accanto alle nuove uscite nei suoi magazzini si affiancano interi bancali di libri, invenduti e restituiti, che spesso finiscono per essere triturati allo scopo di riciclarne la carta.

È un lettore ottico che decide il destino dei volumi: i codici di ogni pubblicazione vengono letti da uno scanner che determina se l’oggetto può essere rimesso nel circuito di vendita o deve essere riciclato.

I tascabili invece prendono direttamente la via della distruzione. “Costerebbe di più stoccarli che avviare una nuova produzione”, dice Lenoir. Il mondo dell’editoria moderna si basa sulla logica di sovrapproduzione, con lo scopo di ridurre il costo di produzione per unità e di aumentare la visibilità nelle librerie.

Secondo un’indagine dello stesso sindacato Sne, risalente a ottobre 2021, il 5,4% della merce invenduta viene reintrodotta nel mercato. Il 13,2% – vale a dire circa 26.300 tonnellate – è invece inviato al macero per diventare carta riciclata, imballaggi o anche carta igienica.

Spesso la reintroduzione nel mercato delle copie rese evita la ristampa, soprattutto se si tratta di opere che hanno avuto un successo inaspettato: come nel caso de L’Anomalie di Hervé Le Tellier , vincitore del premio Goncourt 2020, che ha superato il milione di copie vendute.

“Tutto è certamente riciclato, ma questo rappresenta comunque una distruzione di valore. Per fare un libro si abbattono alberi, si usa molta acqua”, afferma Thomas Bout, direttore della casa editrice Rue de l’Echiquier. Secondo l’Ufficio Internazionale per l’Acqua, occorrono 500 litri d’acqua per produrre un chilo di carta.

Pertanto un’ulteriore misura per evitare la sovrapproduzione è passare a tirature “ragionate”, soprattutto da parte degli editori più piccoli. Per il loro primo anno di esistenza, le edizioni Panthera si sono limitate a otto nuovi titoli, prevedendo di stampare “tra le 1.500 e le 2.500 copie per titolo”, come spiega il direttore editoriale Céline Lefeuvre.

Un approccio simile a quello dell’editore Rue de l’Echiquier: non solo limita il numero delle pubblicazioni ma, invece di distruggere gli invenduti, preferisce donarli.

Sicuramente regalare libri è un gesto etico e carico di significato, la donazione tuttavia non dovrebbe diventare la norma. “Significa uscire dal mercato – avverte Isabelle Le Camus de Lagrevol, delegata generale di Adiflor (Association pour la diffusion internationale francophone de livres, ouvrages et revues) -. Per gli editori sarà sempre più facile finire sul marciapiedi”.

In un mondo che pensa sempre più in digitale, tra e-book reader e file Pdf, il mercato dei libri tradizionali è sempre più in crisi: molti scelgono la praticità del formato elettronico, risparmiando  spazio, e spesso anche soldi,  rispetto ai vecchi ingombranti volumi. Ma bisognerebbe sempre ricordare quanto è volatile tutto ciò che non è fisico: così i libri, quelli di carta, non potranno mai esserci tolti con un clic. Anche se è vero che in passato qualcuno ha pensato di  risolvere il problema bruciandoli.

ANTONIO ALBANESE

 

 

 

 

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