La Ftx, compagnia americana di criptovalute, ha dichiarato bancarotta il giorno 11 novembre 2022. Da allora negli Usa si sta prepotentemente diffondendo la voce che alla base del fallimento ci sarebbe una frode in piena regola.

Sarebbe stato proprio l’ex Ceo dell’azienda, Sam Bankman-Fried, ad aver lasciato molti investitori sul lastrico.

L’uomo è al momento sotto investigazione da parte della Cftc (la Commodity Futures Trading Commission, ovvero un’agenzia federale indipendente che opera per regolamentare i futures e proteggerne gli investitori) e dalla Sec (la Security and Exchange Commission, ovvero un ente molto simile alla nostra Consob) per la questione frode.

Secondo quanto ricostruito, Sam Bankman Fried avrebbe spostato 10 miliardi di dollari dei clienti alla sua società di trading Alameda Research.

Tuttavia, in conseguenza a tale movimento, la Ftx sarebbe incorsa in una crisi di liquidità, che ha spinto l’ex Ceo a dichiarare bancarotta.

Questo aspetto della faccenda è già riportato da diversi quotidiani, benché non con la dovuta enfasi, anche negli Stati Uniti.

Ma, c’è un ma.

Nessuno o pochi sembrano ricordare che proprio la neo-defunta Ftx è stato uno dei più grandi finanziatori del Partito democratico degli Usa.

Si pensi che, carte alla mano, avrebbe dato ai dem almeno 40 miliardi di dollari per la campagna elettorale di medio termine da poco conclusasi.

Addirittura, Bankman Fried è secondo solo a Soros, nella lista pubblica dei finanziatori di Biden.

E dunque, avete capito bene, mentre clienti ignari perdevano tutti i loro averi, i loro risparmi, probabilmente gli investimenti di una vita, i dem ricevevano da Ftx ben 40 milioni di dollari per la loro campagna elettorale, nonché varie ed eventuali.

E infatti, non tutti sono convinti che la bancarotta non fosse stata pianificata.

Anzi, alcuni pensano esattamente il contrario: ovvero che l’ex Ceo abbia dichiarato il fallimento in fretta, proprio per chiudere la faccenda il più velocemente possibile, facendo sparire il denaro.

C’è anche un altro aspetto da tenere in considerazione, tutt’altro che secondario.

Il trading, infatti, non sembra essere stata l’unica passione di Sam Bankman Fried, il quale ha mostrato fin dall’inizio del conflitto in Ucraina un interesse tanto morboso quanto sospetto per Kiev.

Dopo l’inizio della guerra, l’uomo dichiarò che la Ftx avrebbe supportato il ministro della Finanza ucraino nel raccogliere le donazioni per quella nazione, fatte in cripto.

E da lì in poi il governo di Zelensky e Bankman Fried infatti iniziarono una vera e propria partnership.

E se Ftx era così vicina alle donazioni, a Zelensky e al contempo al Partito democratico americano, è forse proprio un’ipotesi così folle pensare che la Ftx potesse essere usata da Biden per inviare soldi in Ucraina da riconvertire poi in cripto e rispedire al mittente, ovvero al partito democratico?

Forse no, visto che persino Elon Musk ha chiesto pubblicamente spiegazioni in merito alla Ftx.

Inoltre, questo spiegherebbe molte cose.

Intanto la continua ed esosa richiesta di soldi da parte di Zelensky.

Chi non si è domandato ad esempio che fine facessero tutti i miliardi chiesti da Kiev e inviati da Washington? Ma davvero finanziavano la guerra contro la Russia? Perché parliamo di cifre da capogiro, non di due spiccioletti.

Miliardi che sembravano sparire nel nulla e che alla fine non consentivano mai di comprare quanto auspicato.

Allora puntualmente Zelensky in green screen vision faceva la sua ulteriore richiesta e puntualmente Biden erogava.

E se il duo Biden-Zelensky non fosse altro che un abilissimo duo di “partners in crime”?

Pensiamoci. Poniamo che l’ex Ceo di Fxt ricesse il denaro, lo riconvertisse e lo rispedisse ripulito al mittente, sotto forma di cripto, con tutte le garanzie del caso.

Ora che la compagnia Fxt – amatissima partner anche del World economic forum (Wef) – è in bancarotta, mentre i soldi degli investitori come dicevamo sono letteralmente evaporati, i fondi dei dem si pensano al sicuro.

Intanto, come ovvio che sia, Kiev smentisce.

Ad ora ovviamente non vi sono certezze.

Una cosa è certa però.

Se tutto questo dovesse corrispondere a verità, l’Ucraina passerebbe da essere il bancomat privato dei Biden, (come disse ai nostri microfoni Joe Hoft), a lavanderia privata dei fondi neri dei dem.

MARTINA GIUNTOLI