Il settore della beneficenza è una delle industrie in più rapida crescita nell’economia globale: quasi la metà delle oltre 85.000 fondazioni private negli Stati Uniti è nata negli ultimi due decenni. Questo pullulare di organizzazioni filantropiche ha contribuito a creare un mondo in cui i miliardari esercitano più potere che mai sulla politica dell’istruzione, sull’agricoltura e sulla salute pubblica.

Una ristretta classe di miliardari si è così ritagliata una nuova immagine, ai limiti della santità, grazie alla “filosofia del dono”, in campo sanitario o di contrasto alla povertà.

Attraverso le loro fondazioni, i protagonisti della filantropia contemporanea hanno iniziato a esercitare un’influenza sempre più determinante sull’agenda delle Nazioni Unite e sull’OMS, ricavandone benefici e ritagliandosi una vera e propria egemonia su queste, divenendo più influenti degli stessi governi e arrivando a dettare politiche sociali, economiche e sanitarie.

La figura del moderno filantropo non offre però una soluzione concreta alla lotta contro la povertà e all’ingiustizia sociale, al contrario, al di là della sua cornice buonista e politicamente corretta, ne incarna semmai la causa, rappresentando semmai la degenerazione di quel sistema globale basato sull’accumulazione delle risorse.

L’idea però che il filantrocapitalismo intende diffondere nell’opinione pubblica è che il benessere può solo essere elargito dall’alto, dai cosiddetti padroni del mondo, e che costoro vadano ascoltati, seguiti e idolatrati quali nuove divinità dell’Olimpo tecno-finanziario.

A capeggiare da anni il cosiddetto “filantrocapitalismo” è Bill Gates, il cui nome è stato centrale durante la pandemia: negli ultimi decenni non è esistito un altro personaggio capace di indirizzare in maniera così determinante il dibattito pubblico mondiale sulla filantropia. Non c’è un settore su cui Gates non metta becco, decretando le linee guida da adottare: dal business della carne sintetica alle politiche sulla denatalità.

Grazie alla sua fondazione, la Bill & Melinda Gates (che vanta un patrimonio da 40 miliardi di dollari), il fondatore di Microsoft, ha esteso il suo raggio di azione dall’educazione alla salute, fino ai programmi contro la fame in Africa. Il miliardario adotta però lo stesso approccio monopolistico esercitato con Microsoft: grazie alla sua fondazione, ha iniziato a creare partnership pubblico-private per la ricerca e la produzione di vaccini, in particolare per le malattie che colpiscono i poveri della Terra. Questa rete gli ha permesso di iniziare a relazionarsi con la comunità scientifica, le organizzazioni non governative e le istituzioni internazionali.

La sua sfera d’azione non si ferma qui.

Secondo «Forbes» Gates, insieme a George Soros, avrebbe intenzione di acquistare Mologic Ltd, uno dei più grandi produttori di test Covid del Regno Unito. Si tratta di uno sforzo, scrive David Dawkins,

per aumentare l’accesso “a una tecnologia medica all’avanguardia e a basso costo” in tutto il mondo.

Il Soros Economic Development Fund e la Bill & Melinda Gates Foundation hanno infatti annunciato lunedì scorso l’iniziativa Global Access Health (GAH), che avrà l’obiettivo di rafforzare la diffusione della tecnologia medica su scala globale e che mira all’acquisizione per 41 milioni di dollari di Mologic Ltd, oggi meglio conosciuta per la tecnologia rapida dei tamponi via narice. Lo stesso sistema può essere utilizzate anche per testare la dengue, la bilharzia e la cecità fluviale.

«Soros e Gates – scrive Dawkins – fanno parte di quella cerchia di miliardari che intendono dirigere i loro sforzi filantropici verso il cosiddetto sud del mondo: un termine che si riferisce, in modo molto ampio, ad America Latina, Asia, Africa e Oceania».

Non ci si dovrebbe stupire di questa acquisizione. La Fondazione Gates è infatti il secondo donatore singolo dell’OMS dopo il governo degli Stati Uniti (Trump ha sospeso i fondi nell’aprile 2020 perché a suo dire l’OMS è responsabile di aver «gravemente mal gestito e insabbiato» l’epidemia da coronavirus) e davanti al Regno Unito: ha destinato all’OMS quasi 444 milioni nel 2016, di cui circa 221 vincolati e quasi 457 milioni nel 2017, di cui 213 vincolati a programmi specifici.

Bill Gates si è in particolare concentrato sulla somministrazione dei vaccini nei Paesi in via di sviluppo, affiancando all’impegno per l’OMS quello da finanziatore leader della Gavi Alliance, una partnership pubblico-privata emanazione della sua fondazione, le cui ombre sul suo operato sono seconde solo alla Fondazione.

Arrivato il Sars-CoV-2, la Fondazione Gates si è subito riorganizzata per finanziare la ricerca e lo sviluppo di un vaccino per il Covid-19 e ora anche per mettere le mani sul mercato dei tamponi.

Dopotutto, nella nostra epoca alcuni dei più celebri imprenditori nel mondo della beneficenza, da Gates a Soros, hanno guadagnato miliardi con spregiudicate strategie di business e vere e proprie speculazioni finanziarie, che hanno finito per incrementare instabilità finanziaria, erodere i diritti dei lavoratori e consolidare le diseguaglianze economiche già esistenti a livello globale.

La sanità e la gestione di crisi ed emergenze rientra ovviamente in questo piano di speculazione e di accentramento del potere.

Mentre le grandi organizzazioni di beneficenza sostituiscono progressivamente i governi come fornitori di assistenza sociale e servizi primari alle persone, la loro generosità è tanto sospetta quanto ovviamente interessata. Le multinazionali generano diseguaglianza economica e sociale che paradossalmente le fondazioni caritatevoli dovrebbero poi risolvere, in una sorta di circolo vizioso fintamente caritatevole.

Articolo di Enrica Perucchietti

Traduzione di Molly Johnson

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