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Notizie6 Ottobre 2021

Festà dell’unità tedesca mentre la repubblica federale è divisa dalla politica sul coronavirus

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Luciana Licari analizza la divisione attuale della Germania, evidenziando l'impatto della politica sul coronavirus. Si discute anche del contesto storico della riunificazione e delle sfide per il nuovo cancelliere nel riunire un Paese frammentato.
Punti chiave
  • Il 3 ottobre si celebra il Tag der Deutschen Einheit.
  • Richard v. Weizsäcker sottolineò l'importanza della condivisione.
  • Il muro di Berlino rappresentò una divisione storica e culturale.
  • La politica del coronavirus ha diviso la Germania contemporanea.
  • La regola delle 3G è attualmente in vigore per l'accesso ai negozi.
L'articolo

3 Ottobre 1990: il Tagesschau, il telegiornale del primo canale tedesco, annuncia che la Germania è riunita.

“Non si tratta di una riunione forzata ma un pacifico accordo”, precisò l’allora presidente federale Richard v. Weizsäcker. E ancora: “Unire è imparare a condividere”.
Il 3 ottobre cade il Tag der Deutschen Einheit, giorno festivo, per commemorare la “riunificazione” della Germania. Una lacerazione tra un popolo sicuro di essere libero e uno che sta sotto un comune denominatore, molto probabilmente entrambe due facce della stessa medaglia.
“Unirsi significa imparare a condividere”… come diceva Weizsäcker.
Queste le sue parole spiegavano che si stava disinnescando un processo storico europeo, la Germania doveva riunirsi anche perché il nostro scopo era quello di garantire libertà ai cittadini europei, tutti. Certo non si sarebbe potuto pensare a una unione europea visto che all’alba del 15 giugno del 1961 incominciarono ad ergere un muro nella ex capitale più moderna d’ Europa.

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“Nessuno ha intenzione di costruire un muro”. Queste furono le parole del leader della DDR, ovvero segretario del partito socialista unificato di Germania (SED) Walter Ulbricht, durante una conferenza stampa tenutasi il 15 Giugno del 1961.

Peccato che due mesi dopo fu costruito il muro di Berlino ergendo Ulbricht come uno dei grandi bugiardi della storia. Forse la sua fu una strategia per contenere l’emorragia dei cittadini dell’est, coloro che mostrarono già a “muro aperto” un po’ di resistenza al regime.

Sessant’anni fa all’alba del 13 Agosto fortificarono la divisione con mattoni e cemento e nell’immaginario collettivo nacque il concetto dell’ingiustizia di essersi svegliati dalla parte sbagliata del muro. Coloro che scelsero la sopravvivenza si trovavano a est, pensavano che fosse necessario per difendersi dalle bugie e superficialità della vita occidentale priva dei privilegi dati dalla dottrina del partito.

La teoria del muro necessario per via della guerra fredda fu molto popolare ma la realtà fu una sola, si era deciso di confinare le persone. Le fughe rocambolesche ne sono la prova. Il desiderio di fuga per chi decise di volere vivere anziché sopravvivere.
Un muro di cui le sue pietre cadranno il 9 Novembre 1989 il primo passo per la riunificazione della Germania est è quella ovest, la cui finalità appunto cadrà il 3 ottobre del 1990.
Per assurdo, oggi la Germania come l’Italia con il suo governo ibrido, non è mai stata divisa come oggi, a dividerla non è un muro quanto la politica del coronavirus.

Questo il compito più difficile per il nuovo cancelliere che aspetta di essere eletto, riunire un Paese diviso.

Tra aprile e luglio abbiamo raggiunto l’apice della divisione del Paese, la causa è stata il Bundes Notbremse ovvero il freno d’emergenza tirato che ha messo in pausa i diritti dei cittadini. Il numero d’incidenza dei casi, infatti, veniva usato per decidere quanto frenare. Per poter accedere a un negozio di abbigliamento, per esempio, serviva un test negativo e/o la vaccinazione. Insomma un greenpass a tutti gli effetti: quando ancora in Italia non si parlava di pass lo si usava in Germania.

Ora invece vale la regola delle 3G.
Questo significa: Geimpft (vaccinato), Genesen (guarito), Getestet (testato), che in molti casi dovrà presentare un test rapido dell’antigene (massimo 24 ore) o un test PCR (massimo 48 ore).

LUCIANA LICARI

 

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