Eugenio Capozzi, professore di Storia Contemporanea presso l'Università "Suor Orsola Benincasa" di Napoli analizza le cause che ci hanno portato a vivere dentro una sostanziale dittatura: "Non ha senso parlare di complotti. E' più corretto parlare di una oggettiva convergenza di interessi fra le grandi società Big Data, la struttura burocratica che guida la Ue e la nomenklatura cinese. Tutte queste forze spingono verso un cambio di paradigma che prevede l'annullamento delle libertà fondamentali. La Chiesa ha abdicato al suo ruolo rendendo possibile questa progettualità malsana"
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Il professor Eugenio Capozzi, docente di Storia Contemporanea presso l'Università "Suor Orsola Benincasa" di Napoli, ha recentemente espresso preoccupazioni riguardo alla situazione attuale delle libertà civili in Occidente, sostenendo che la dittatura odierna possa essere, per certi versi, più soffocante di quella fascista. Capozzi sottolinea come, in un contesto di emergenza sanitaria, si stia assistendo a una convergenza di interessi tra grandi aziende tecnologiche, istituzioni europee e il regime cinese, che sta portando a un cambiamento di paradigma nel quale le libertà fondamentali vengono progressivamente annullate.
Secondo Capozzi, non si tratta di un complotto, ma di un'oggettiva convergenza di interessi che si è intensificata a causa della pandemia. Le istituzioni politiche e i poteri economici occidentali avrebbero approfittato della crisi sanitaria per accelerare operazioni che favoriscono un modello economico e sociale autoritario e tecnocratico. Questo nuovo paradigma si traduce in un controllo sempre più stringente sulle libertà individuali, con misure che, secondo il professore, non hanno precedenti nemmeno durante i periodi di guerra.
Il professore mette in evidenza come la narrazione dominante stia colpevolizzando i cittadini per la diffusione del virus, spingendo verso un'etica del sacrificio che giustifica la compressione delle libertà civili. In questo contesto, la Chiesa cattolica, da sempre portatrice di valori di libertà e dignità umana, avrebbe abdicato al suo ruolo, contribuendo a rendere possibile questa "progettualità malsana". La perdita di fiducia nelle istituzioni religiose e politiche, secondo Capozzi, è un ulteriore segnale di un'epoca in cui la vita biologica è considerata prioritaria rispetto ad altre dimensioni dell'esistenza umana.
Capozzi conclude il suo ragionamento evidenziando come la società occidentale stia vivendo una fase di grande trasformazione, in cui il baratto delle libertà in cambio di una presunta sicurezza sta diventando la norma. Questo fenomeno, oltre a sollevare interrogativi sul futuro della democrazia, mette in discussione la capacità della società di resistere a un modello di governance che si fonda sulla paura e sulla coercizione. La sfida, dunque, sarà quella di ritrovare un equilibrio tra la necessità di proteggere la salute pubblica e il rispetto delle libertà fondamentali, un compito che richiederà un impegno collettivo e una riflessione profonda sulle scelte politiche ed etiche da compiere.
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