Enzo Pennetta, saggista e sociologo, analizza il clima di inutile euforia costruito dai media intorno all'inizio della vaccinazione anticovid. "C'è qualcosa di mistico nel modo in cui viene raccontata questa storia. C'è una fede, quella pro vaccino, e ci sono le punizioni per gli infedeli e gli scettici che non accolgono senza fiatare il verbo dei nuovi profeti scientisti"
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Enzo Pennetta, saggista e sociologo, offre una riflessione critica sul clima di entusiasmo che ha circondato la vaccinazione contro il Covid-19, descrivendo questo fenomeno come una sorta di "ottavo sacramento". Secondo Pennetta, la narrazione mediatica intorno ai vaccini presenta elementi di mistica, dove la fede nella vaccinazione si contrappone a una sorta di punizione per coloro che non si allineano a questo nuovo culto. La sua analisi si concentra sull'idea che la comunicazione attuale stia creando una divisione tra "fedeli" e "infedeli", simile a quanto avveniva in contesti religiosi.
Pennetta sottolinea che il modo in cui i media presentano la vaccinazione ricorda le tecniche di propaganda usate in epoche passate, come durante il regime nazista. La sua critica si rivolge non solo alla comunicazione, ma anche alla selezione delle voci autorizzate nel dibattito pubblico, evidenziando come alcune opinioni siano silenziate mentre altre vengono amplificate, creando un'apparente unanimità. In questo contesto, il sociologo mette in discussione l'imparzialità della scienza, suggerendo che la scienza stessa venga utilizzata come strumento di controllo sociale.
Un altro punto sollevato da Pennetta riguarda l'approccio delle autorità sanitarie nei confronti delle cure alternative e dei trattamenti già esistenti. Egli fa riferimento a casi in cui terapie come la cura al plasma e l'uso di farmaci come la clorochina siano stati messi da parte in favore della vaccinazione, suggerendo che ci sia una volontà di non considerare soluzioni che non rientrano nell'agenda vaccinale. Questo porta a interrogarsi sulla reale efficacia e sicurezza del vaccino, soprattutto in un contesto in cui gli effetti collaterali non possono essere pienamente valutati a breve termine.
Pennetta evidenzia anche una contraddizione nella strategia vaccinale, ponendo domande sull'obbligatorietà della vaccinazione in una popolazione che, secondo i dati, non corre rischi significativi. L'età media di mortalità per Covid-19 è alta, e questo solleva interrogativi sulla necessità di vaccinare in massa giovani e persone senza patologie preesistenti. In questo senso, la sua analisi si sposta verso una critica più ampia del sistema che sembra privilegiare l'industria farmaceutica e le sue politiche, a scapito di un approccio più equilibrato alla salute pubblica.
Infine, Pennetta si sofferma sulle implicazioni sociali ed economiche della pandemia e delle misure adottate. Sottolinea come le restrizioni abbiano avuto un impatto devastante su piccole imprese e sulla vita quotidiana delle persone, evidenziando una disconnessione tra le preoccupazioni per il Covid-19 e le conseguenze economiche e psicologiche delle misure di contenimento. La sua conclusione invita alla riflessione su come questa nuova "religione" della vaccinazione possa influenzare le dinamiche sociali, creando divisioni e intolleranza verso chi non condivide la stessa fede nel vaccino.
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