Il CEO miliardario di Tesla e l’uomo più ricco al mondo, Elon Musk, questa settimana è diventato non solo il maggiore azionista di Twitter ma anche un membro del consiglio di amministrazione della stessa compagnia.

Musk ha criticato a lungo la piattaforma dei social media, suggerendo che non “si rifà ai principi della libertà di parola” e “mina la democrazia dalle fondamenta“. Il suo nuovo incarico in Twitter è stato quindi accolto tra gli applausi dei conservatori che hanno a lungo dovuto sopportare censura e chiusura dei propri account.

Musk e i suoi sostenitori, ovviamente, hanno ragione sul fatto che Twitter e Big Tech in generale non solo censura, ma penalizza in maniera particolare i conservatori. C’è stata infatti a lungo un’affinità elettiva tra la Silicon Valley ed I Democratici. In effetti, il 98% dei contributi elettorali delle società operative su Internet nel 2020 è andato ai Democratici. Quindi non sorprende che le linee guida che regolano quali siano i  contenuti che possono esser pubblicati  su Twitter, YouTube e Facebook e quali I contenuti che invece  debbano essere censurati vadano nettamente in favore della sinistra liberale.

Il caso del New York Post con il suo account Twitter bloccato poche settimane prima delle elezioni del 2020 per il suo rapporto esplosivo – e accurato – sul laptop di Hunter Biden è stato tra i più eclatanti di tali episodi.

Twitter ha da tempo l’abitudine di “bannare persino le ombre” dei conservatori. Durante la pandemia, a molte persone è stato bloccato il proprio account o rimosso un contenuto per aver espresso opinioni contrarie sul Covid-19. Io stesso ho avuto tweet censurato, un tweet che  promuoveva un dibattito su Newsweek intitolato “Il riscaldamento globale è un’emergenza?“. Apparentemente non è nemmeno permesso porre o porsi la domanda.

Ma coloro che apprezzano la libertà di espressione farebbero bene a moderare la loro eccitazione per il nuovo ruolo di Musk. Dopotutto, il problema con Big Tech non è che vi sono capi aziendali sbagliati che hanno censurato  i discorsi e hanno controllato i concetti espressi, bensì è a monte.

Il problema sta nel fatto che esistono persone che hanno il potere di censurare la parola. Il problema non è quindi solo relativo al fatto che la gabbia digitale del 21° secolo che limita l’espressione pubblica è stata costruita da persone di sinistra, ma in primo luogo che è stata costruita. Punto.

I critici di Big Tech non dovrebbero accontentarsi di trovare un miliardario più conservatore, libertario o addirittura veramente liberale come mecenate. Dovrebbero cercare una via d’uscita dal clientelismo aziendale e miliardario, cercando un modo per ripristinare il potere delle persone.

Quindi se stavate cercando un salvatore, Elon Musk non è il vostro tipo.

Sebbene Musk si sia definito un “assolutista della libertà di parola“, i dipendenti di Tesla potrebbero non essere esattamente d’accordo. Pensate che i lavoratori di Tesla sarebbero stati licenziati per aver tentato di unirsi in un sindacato, o per non essere stati d’accordo con Musk, o ancora per aver denunciato episodi di razzismo subiti in azienda.

Inoltre, le simpatie più libertarie di Musk probabilmente svaniscono quando si tratta dei suoi rapporti con la Cina. Il Wall Street Journal, ad esempio, ha descritto Musk come “un cheerleader di alto profilo del Partito Comunista al potere in Cina, in netto contrasto con il suo personaggio rinnegato negli Stati Uniti”.

La prosperità economica che la Cina ha raggiunto è davvero sorprendente, soprattutto nelle infrastrutture!”, ha twittato Musk l’anno scorso, quando il Partito Comunista Cinese ha celebrato il suo centenario al potere.

Si pensi che Tesla ha persino costruito uno showroom per le sue auto elettriche nello Xinjiang, dove il governo cinese avrebbe detenuto un milione di musulmani nei campi di concentramento e si sarebbe impegnato in quella che sarebbe stata vera e propria pulizia etnica.

Forse un Twitter gestito da Elon Musk non avrebbe messo l’account del New York Post in castigo in vista delle elezioni del 2020 e gli americani avrebbero potuto prendere una decisione su cosa farne delle informazioni riguardanti il laptop dì Hunter Biden. Forse Musk avrebbe insistito sul fatto che le persone ansiose di discutere le politiche del Covid non avrebbero dovuto avere i loro account rimossi o censurati.

Ma quale garanzia abbiamo che Musk non voglia censurare i rapporti sui social media che potrebbero danneggiare i suoi interessi commerciali in Cina? Il suo dichiarato amore per la libertà di parola sarebbe così assoluto in quelle precise circostanze?

Anche se Musk è davvero un assolutista della libertà di parola, non possiamo aspettarci che i miliardari ci salvino dalla censura della Big Tech. Ciò di cui abbiamo bisogno è che le grandi aziende tecnologiche non abbiano affatto questo potere, in modo che le persone possano avere il potere di parlare liberamente.

Questo modo di gestire la cosa potrebbe essere più disordinato e indisciplinato e implicherebbe sopportare cose con cui non siamo d’accordo. Ma questo d’altra parte è anche il punto centrale della libertà di parola e della democrazia.

di Batya Ungar-Sargon, traduzione Martina Giuntoli

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