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Covid30 Novembre 2022

Elon Musk annuncia l’amnistia per gli account sospesi da Twitter

Di ·450 contenuti pubblicati
Martina Giuntoli analizza l'annuncio di Elon Musk riguardo l'amnistia per gli account sospesi su Twitter, evidenziando il cambiamento nella politica di disinformazione sul Covid. Si discute anche delle implicazioni per la libertà di espressione e il controllo dell'establishment sui social media.
Punti chiave
  • Twitter interrompe la politica di disinformazione sul Covid dal 23 novembre 2022.
  • Circa 11.000 account sono stati bloccati per contenuti non conformi.
  • Elon Musk ha proposto un'amnistia per tutti gli account sospesi.
  • Personaggi famosi come Trump e Tucker Carlson sono tornati sulla piattaforma.
  • La Commissione europea avverte Twitter di seguire le regole europee.
L'articolo

Twitter cambia rotta sotto la guida di Elon Musk.

A partire dal 23 novembre 2022 il social ha interrotto la politica adottata due anni prima sulla potenziale disinformazione in tema Covid e sieri sperimentali.

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Finisce dunque il lungo periodo inquisitorio durante il quale ogni singolo tweet doveva passare al vaglio della scienza ufficiale per poter rimanere sulla piattaforma.

Nel 2020 Twitter, proprio come Facebook e altre piattaforme, aveva stabilito una serie di regole che avevano il fine dichiarato di di “limitare la diffusione di pericolosa disinformazione” su virus e cosiddetti vaccini.

Sulla base di questa regolamentazione, Twitter ha bloccato in questi due anni in maniera permanente o temporanea migliaia di account: si dice circa 11.000.

L’unica colpa di questi profili era quella di aver creato o condiviso contenuti sul Covid e sui vaccini non ritenuti conformi alla politica della piattaforma.

Ovviamente il mainstream e tutto l’establishment (identificabile soprattutto con le case farmaceutiche e le élite sovranazionali globaliste) erano ben felici della politica di Twitter.

Secondo il dottor Murthy, ad esempio, questo approccio era l’unico accettabile per combattere fattivamente la diffusione della disinformazione su un tema sanitario.

Mentre per il dottor Griffin, della facoltà di medicina della Università di Leeds, questo sistema era addirittura “rassicurante”.

Twitter operava ufficialmente secondo il cosiddetto five strike system (sistema dei cinque colpi), che permetteva all’utente di postare contenuti sbagliati fino a un massimo di quattro volte.

Gli utenti cui veniva notificato un solo errore non avevano fattive ripercussioni sul proprio account, mentre chi arrivava al quinto avvertimento rimaneva fuori dalla piattaforma.

O almeno, questo secondo quanto riportato ufficialmente dalla piattaforma, dato che molti utenti giurano di aver trovato il loro account bloccato fin dal primo “colpo”.

Musk, che ultimamente ci ha abituato ad una gestione più democratica del social (ad esempio tramite il sondaggio pubblico con cui ha avvallato il ritorno dell’account di Donald Trump), questa volta non ha comunicato apertamente il cambio di rotta.

Sono stati invece gli utenti ad accorgersene, a partire dalla scorsa settimana, quando hanno trovato una nota a piè di pagina che diceva:

Con effetto dal giorno 23 novembre 2022, Twitter smetterà di adottare la politica di disinformazione relativa alle informazioni condivise sul Covid-19.

Cadendo tali regole, è molto probabile che gran parte degli account precedentemente bloccati potranno essere riportati al pieno funzionamento.

Elon Musk tuttavia ha detto un’altra cosa:

In traduzione:

Secondo voi, Twitter dovrebbe offrire la possibilità di beneficiare di un’amnistia generale per tutti gli account sospesi a patto che non abbiano infranto la legge o che abbiano fatto evidente spam?

Sì: 72,4%
No: 27,6%

La gente si è espressa. L’amnistia partirà la settimana prossima.

Vox populi, vox dei.

La cosiddetta amnistia generale tuttavia ha avuto appena inizio, secondo quanto affermato da Elon Musk: il suo sondaggio pubblico sembra voler estendere la riammissione non solo a coloro che avevano violato le norme Covid ma anche a molti altri account.

Molti profili di personaggi famosi, principalmente conservatori e anti-globalisti, saranno molto probabilmente riaperti e sarà nuovamente garantita loro la possibilità di pubblicare.

Oltre a Trump, anche Project Veritas, Marjorie Taylor Greene, Tucker Carlson e molti altri sono già tornati sulla piattaforma.

La paura dell’establishment adesso è quella di non aver più fattivo controllo su quanto pubblicato e quindi in ultima analisi sulla narrativa da imporre agli utenti.

Apple, ad esempio, sta dando del filo da torcere a Musk, minacciando di togliere Twitter dall’App Store.

Dopo questa affermazione, altre app si sono fatte avanti. LBRY ad esempio ha raccontato come Apple avesse loro chiesto apertamente di filtrare alcuni termini, pena la loro eliminazione dal negozio virtuale.

In traduzione:

Elon Musk: Apple ha quasi del tutto smesso di far pubblicità su Twitter. Non ama forse la libertà di parola in America?

LBRY: Durante il Covid, Apple ha voluto che le nostre app applicassero un filtro ad alcuni termini di ricerca. Se avessimo fatto diversamente, le nostre app sarebbero state rimosse dallo Store. Apple farà anche buoni prodotti, ma si è opposta alla libertà di parola per del tempo.

Questo rivela forse più di ogni altro elemento come la politica di disinformazione avesse più a che vedere con la censura che non con il reale rischio di danneggiare la salute degli utenti.

Per non parlare poi del fatto che, secondo le ultime evidenze scientifiche, erano proprio i responsabili dei social i maggiori diffusori di quelle che oggi si sono rivelate fake news.

La paura di riabilitare una piattaforma di libera espressione è pertanto talmente grande che persino la Commissione europea si è espressa a tal riguardo.

Il funzionario per il mercato internazionale della Commissione, Thierry Breton, nei giorni scorsi ha avvisato che il social in Europa dovrà seguire le regole europee, non quelle del signor Elon Musk: “L’uccellino di Twitter deve volare secondo le nostre regole”, ha detto.

Ma come aveva affermato poche ore prima Musk, “l’uccellino è stato liberato”.

E in tutta onesta sarà difficile rimetterlo in gabbia.

MARTINA GIUNTOLI

 

 

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