Elezioni: ma davvero il centrosinistra ha vinto?

Leggendo i commenti al voto di ieri si rimane basiti. I principali commentatori del mainstream parlano di vittoria (o meglio di rivincita dopo tante sconfitte) del PD e in generale delle forze politiche “responsabili”, quelle europeiste, globaliste e ora vacciniste senza se e senza ma. Da contraltare, secondo questi scienziati della politica, fa la sconfitta di Salvini e della Meloni, ossia dei populisti che negli anni scorsi avevano visto la crescita inarrestabile dei loro consensi. Morale della favola il centrismo e la moderazione pagano elettoralmente mentre le posizioni estreme sono punite dagli elettori.

Peccato che non ci sia nulla di vero in questa lettura della realtà che cozza inevitabilmente con i numeri e con i dati oggettivi.

Il trionfo del PD, se guardiamo ai voti veri, non c’è stato.

A Roma il candidato dem (l’ex ministro dell’Economia Gualtieri, un pezzo grosso) ottiene al primo turno 297 mila voti; Giachetti nel 2016 ne aveva avuti 326 mila. Il trionfo piddino nella capitale coincide con un calo di 30 mila voti rispetto alle precedenti elezioni, quando il PD aveva subito una pesantissima sconfitta.

A Milano, che fa storia a se essendo il comune più ricco e meglio organizzato d’Italia, il risultato storico di Sala è molto meno storico di come appaia, avendo il sindaco uscente guadagnato appena 50 mila voti in più rispetto alla precedente consultazione.

A Torino il candidato del centrosinistra, Stefano Lo Russo, è in testa avendo ottenuto 140 mila voti; nella precedente tornata Fassino era stato sconfitto al primo turno ma di voti ne aveva presi 170 mila. Ne mancano 30 mila.

Dunque il Partito Democratico può cantare vittoria, nonostante continui l’emorragia di elettori che in questi anni è stata costante, solo perché “gli altri” si sono politicamente suicidati.

Il Movimento 5 Stelle, vero dominatore delle passate elezioni, si è liquefatto come neve al sole. I pentastellati erano diventati il primo partito italiano, con percentuali sopra il 30%, su una proposta antisistema e di rottura con i vecchi partiti, si sono poi alleati con i nemici di ieri e hanno virato verso un programma europeista e politicamente corretto, con attenzione particolare ai diritti individuali e all’ambiente, e si sono immediatamente trasformati in un partitino. I numeri sono impietosi. A Roma la Raggi, che la volta scorsa era arrivata sul podio al primo turno ed aveva poi vinto il ballottaggio con una percentuale vicina al 70%, questa volta arriva quarta non avvicinandosi neppure al secondo turno. A Torino, dove la Appendino aveva conseguito una vittoria larga, la candidata grillina si ferma ora al terzo posto con il 9% dei voti.

A Milano, la capitale economica del Paese, il risultato del Movimento è da incubo, 2,7%, con la candidata che arriva quarta, superata perfino da Gianluigi Paragone.

A Bologna il candidato del centrosinistra stravince, ma il M5S che lo appoggia è irrilevante, al 3.4%, un cespuglietto dem ai livelli di Leu.

Stiamo parlando del partito che ha la maggioranza relativa in parlamento ridotto a partitino irrilevante.

Nel campo del centro destra la sconfitta di Salvini, arrivata dopo anni di vittorie che sembravano inarrestabili, coincide con il suo passaggio armi e bagagli all’interno del sistema e del governo di Mario Draghi, ma paradossalmente chi attacca l’ex capitano e gli imputa la sconfitta non sembra cogliere questo dettaglio, e lo accusa di non essere stato abbastanza moderato e pro sistema.

La Meloni, rimasta ambiguamente all’opposizione invece incassa i dividendi della sua scaltra collocazione.

Dunque queste elezioni, se le si guarda attentamente, mostrano che le forze “pro sistema” come il PD e FI, dopo anni di batoste non accrescono i loro voti, ma anzi ne perdono, mentre i partiti “antisistema” che hanno tradito le loro promesse scompaiono o vengono duramente puniti. I cittadini delusi si rifugiano nel non voto, dimostrando di non essersi ricreduti sul sistema, che continuano a vedere come nemico, ma di non credere più in quelle forze politiche che avevano chiesto il voto per combattere il potere e poi gli si sono inginocchiate davanti. In tutto ciò è da notare come i partiti del fronte della resistenza democratica, come il Movimento 3 V, nel silenzio dei media, ottengono numeri incoraggianti. A Trieste Ugo Rossi, il candidato 3V ottiene un entusiasmante 4,5%, oltre un punto sopra la candidata del 5 stelle, inchiodata al 3.4. Ma anche nelle altre città il risultato del 3V è significativo, soprattutto se si considera la totale assenza di copertura mediatica di questa forza. Lo spazio per una forza politica unitaria costituzionale e democratica, dunque, è enorme. La domanda di cambiamento radicale non è scomparsa, è solo in attesa di un’offerta politica adeguata.

Arnaldo Vitangeli

View all posts

Sostieni Visione TV

2.262 of 2.000 donors
Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni Personali

Totale Donazione: €25,00 mese

Sostieni Visione TV

2.262 of 2.000 donors
Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni Personali

Totale Donazione: €25,00 mese