Sarebbe potuto essere un giorno importante per l’Italia, domenica 12 giugno 2022, giorno del referendum sulla giustizia, grazie al quale gli italiani avrebbero potuto esprimersi su 5 quesiti sulla giustizia molto discussi: un giorno storico.

Qualcosa di storico c’è in effetti, ed è l’adesione ai quesiti referendari: ha votato solo il 20% degli italiani, l’afflusso più basso di sempre.

La disaffezione per la politica è un dato allarmante, lo avrete letto mille volte, un cancro che sta minando alle basi la nostra democrazia, e non è che se ne sia ammalato solo il sistema referendario, che storicamente è riuscito a raggiungere il quorum in poche eccezioni.

Già le ultime tornate elettorali, politiche, comunai, che fossero hanno dimostrato che esiste un trend di diffidenza e scetticismo sul peso che ha il voto nelle decisioni che poi riguardano direttamente la gente, il popolo.

I partiti, i movimenti e le liste tendono a confondersi e, spesso di buon grado, si mettono in seconda piano rispetto al governo di un economista che guida l’Italia con il pilota automatico.

Il processo di spoliticizzazione è un fenomeno che già alle ultime politiche aveva fatto discutere, e i vari leader politici ogni volta sembrano nascondersi dietro un dito, basti pensare che il 2018 anno dell ‘entrata del M5S corrisponde con apogeo dell’astensione.

Riattivare l’elettorato e la cittadinanza certo non è impresa da poco, dopo il tradimento del Movimento 5 Stelle e della Lega, i governi tecnici che hanno economicamente distrutto l’Italia, disilluso sulle fantomatiche promesse elettorali e sul reale peso che hanno le decisioni che prendiamo in cabina rispetto alle decisioni politiche.

Borghi si indigna, parla di “scelte coraggiose” boicottate a favore di coloro che promuovono il vaccino, Giorgia Meloni parla di “ritorno al bipolarismo”, e Conte commenta l’atteso flop dei 5 stelle: un coro di voci che rimbombano davanti al classico elefante nella stanza che a nessuno conviene vedere.

Chi si è recato a votare, la minoranza, ha premiato proprio il tradimento elettorale di quei partiti che hanno creato la situazione del rifiuto del voto tout-court.

I requisiti referendari, importantissimi, che avrebbero potuto una volta per tutte, mettere ordine su temi dibattuti da 20 anni, come la separazione delle carriere nella giustizia, e la valutazione dell’operato dei magistrati, sono la prima occasione persa.

La seconda è l’elezione di rappresentanti politici, maggiordomi del potere economico, che rappresentano il tradimento elettorale, la legittimazione del raggiro e dell’inganno.

Certo, agli italiani brucia ancora la dura lezione impartita dai puri 5 Stelle, ma l’astensionismo premia il mantenimento dello status quo, e scoraggia tutti quei movimenti e partiti che magari sono sinceramente impegnati a cambiare le cose, intellettualmente onesti a dalla parte degli interessi della gente.

Basta saper scegliere.

ANTONIO ALBANESE

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