Nonostante la disastrosa esperienza delle ultime presidenziali negli Usa e nonostante la maggior parte dei Paesi che lo hanno sperimentato lo abbiano poi abbandonato, pare che in Italia avremo dal 2022 il voto elettronico.

Ma attenzione, noi siamo un passo avanti a tutti, non si parla dunque di quelle grosse macchine viste in azione (con esiti disastrosi) negli Usa durante le scorse presidenziali, (ma anche durante la contestatissima elezione di Bush Junior).  Noi siamo andati oltre, caso unico al mondo, con il voto attraverso cellulare e PC che sarà sperimentato da noi per la prima volta.

Lo ha stabilito il governo Conte bis, con un decreto del 9 luglio 2021 firmato dal ministro Luciana Lamorgese e da quello dell’innovazione tecnologica Vittorio Colao.

Dunque dopo essere diventato il Paese laboratorio per le misure liberticide di natura sanitaria l’Italia aggiunge un nuovo triste primato, quelli di Paese apripista per il voto col telefonino.

Ovviamente i rischi di manomissioni, attacchi hacker, ma anche di voto di scambio e di tracciabilità del voto sono così alti che più che rischi appaiono certezze, come ha sottolineato la comunità informatica italiana, che raggruppa i docenti e i ricercatori universitari di informatica, in un recente documento. Non solo, in caso di riconteggio come si potrà verificare la correttezza?

In Italia, così come in molti altri Paesi occidentali, la fiducia nelle istituzioni democratiche è crollata, il cittadino ha sempre più la consapevolezza che il suo voto non serva a nulla, che le decisioni sono prese in ristrettissimi consessi e poi applicate quale che sia il segno che la gente traccia sulla scheda e l’astensione di massa delle ultime elezioni lo testimonia.

La scelta (pienamente consapevole dopo il disastro americano) di affidarsi a un metodo di voto assolutamente manipolabile e insicuro, in cui il cittadino non avrà certezza della veridicità del risultato, appare quindi come il consapevole tentativo di cancellare quel poco che resta di fiducia nelle istituzioni e nella democrazia.

Un attacco in linea con il nuovo corso del “draghismo” alla democrazia ritenuta ormai superata e dannosa dalle élite.

ARNALDO VITANGELI

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