Nelle Marche l'alluvione ha ucciso 11 persone e il bilancio delle vittime potrebbe essere anche maggiore perché ci sono ancora dispersi. La protezione civile ha dichiarato che l'evento era inaspettato, eppure un'alluvione di portata minore si verificò proprio Senigallia nel 2014. Questo evento, inoltre, è soltanto l'ultimo di una serie di disastri ambientali che colpiscono l'Italia e gra parte del territorio in dissesto idrogeologico. Il professore Giuseppe Altieri, agroecologo (https://www.cibusinprimis.it/), lancia l'allarme sulle alluvioni da molti anni, purtroppo inascoltato. Quali sono le vere cause di questi fenomeni? Per Altieri non ci sono dubbi: è la distruzione dell'humus a causa dell'utilizzo di disseccanti, diserbanti, liquami e pesticidi chimici agricoli ad avere reso i terreno meno drenanti e quindi ad avere favorito la portata distruttiva delle alluvioni. A questo vanno aggiunti anni di erogazioni di fondi europei illegittime e incostituzionali che hanno regalato sostegni al reddito e pagamenti agro-climatico-ambientali a chi impiega pesticidi e usa disseccanti (in particoltare il glifosate).

Le recenti alluvioni nelle Marche, che hanno causato la morte di undici persone e numerosi dispersi, hanno riacceso il dibattito sulle cause di tali eventi estremi. La protezione civile ha dichiarato che l'evento era inaspettato, nonostante un episodio simile avesse colpito Senigallia nel 2014. Questo disastro si inserisce in un contesto più ampio di crisi ambientale, in cui il dissesto idrogeologico affligge gran parte del territorio italiano. Il professore Giuseppe Altieri, esperto di agroecologia, ha sollevato preoccupazioni riguardo alle vere cause di queste alluvioni, attribuendo la responsabilità a pratiche agricole dannose e all'uso di tecnologie di geoingegneria.
Secondo Altieri, la distruzione dell'humus, causata dall'uso di pesticidi chimici e disseccanti, ha reso i terreni meno capaci di drenare l'acqua. Questa situazione, unita a finanziamenti europei che incentivano l'uso di tali sostanze, ha aggravato il dissesto idrogeologico. Altieri sottolinea che l'agricoltura industriale, attraverso l'impiego di fertilizzanti chimici, ha compromesso la fertilità del suolo, rendendolo incapace di trattenere l'acqua. Questo ha portato a un aumento della portata distruttiva delle alluvioni, con conseguenze devastanti per le comunità locali.
In aggiunta, il professore ha richiamato l'attenzione su un possibile legame tra le alluvioni e le tecnologie militari di manipolazione del clima, evidenziando la presenza di un misterioso aereo NATO nei cieli delle Marche poche ore prima del disastro. Questa coincidenza solleva interrogativi sulla possibilità che tali tecnologie possano influenzare le condizioni meteorologiche, contribuendo all'intensificazione degli eventi estremi. Sebbene non ci siano prove definitive, il timore di un uso improprio di tecnologie avanzate per scopi non trasparenti alimenta il dibattito pubblico.
La questione della gestione del territorio e delle pratiche agricole è cruciale per prevenire futuri disastri. Altieri propone un ritorno a metodi agricoli più sostenibili, che preservino la fertilità del suolo e riducano l'uso di sostanze chimiche dannose. L'adozione di pratiche agroecologiche non solo contribuirebbe a mitigare gli effetti del cambiamento climatico, ma rappresenterebbe anche un passo necessario per garantire la sicurezza e la salute delle comunità locali. La sfida è quella di riconoscere e affrontare le cause profonde di questi eventi catastrofici, piuttosto che limitarsi a gestire le conseguenze.
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