E adesso Amazon entra anche nel business sanitario

Amazon vuol fare il dottore. E vuol farlo ai massimi livelli, assumendo – fra numerose altre figure con competenze in campo sanitario – addirittura un responsabile medico normativo (“medical regulatory officier”) che prenda servizio a Seattle, ovvero nella città in cui la multinazionale ha il suo quartier generale. Dovrà dialogare con gli enti normativi statunitensi incaricati della regolamentazione dei prodotti farmaceutici – in pratica, dovrà dialogare con la FDA –  presentando in modo appropriato le istanze per l’immissione in commercio di nuovi prodotti.

Traduzione plausibile:  Amazon, ormai così grande e potente da colloquiare a tu per tu con lo Stato,  vuole lanciarsi con decisione nell’offerta di servizi sanitari in senso lato, creando ed immettendo in commercio prodotti tutti suoi.

Negli Stati Uniti, Amazon ha già  ottenuto l’autorizzazione per vendere direttamente ai consumatori un suo test PCR fai-da-te per il Covid-19: si acquistasu Amazon il kit di Amazon, si raccoglie un campione infilandosi il bastoncino nel naso, lo si invia tramite la logistica Amazon ad un laboratorio Amazon e si consultano i risultati su un sito Amazon. Adesso pare intenzionata a spingersi oltre.

Fra coloro che la multinazionale intende assumere c’è un direttore di laboratorio, così da aumentare la capacità di effettuare test. Un “business development manager” che si ponga il medesimo obiettivo, ma che lavori coinvolgendo ONG, aziende e governi: un particolare che lascia supporre l’intenzione di portare i servizi sanitari anche fuori dagli Stati Uniti. Eccetera eccetera.

In questo momento, Amazon offre a Seattle 11 posti di lavoro nel campo della medicina, della salute e della sicurezza. Fra questi, anche quello di responsabile medico normativo: il cuore del business che va delineandosi all’orizzonte.

Come dice l’offerta di lavoro, costui, oltre ad avere l’esperienza necessaria per navigare nelle complicate acque della normativa, dovrà essere in grado di esplorarne anche i territori nuovi o ambigui. Si rapporterà da un lato con gli sviluppatori di nuovi test o nuovi prodotti Amazon per la salute, e dall’altro con le agenzie di regolamentazione – pudicamente, la FDA non viene citata – alle quali presenterà le richieste di autorizzazione. Avrà il compito di costruire linee di comunicazione con le autorità normative, come è scritto papale papale nell’annuncio di lavoro, e di discutere nuovi processi o nuove linee di business che non si adattano bene al quadro normativo esistente.

Il grande fratello globale Bezos, insomma, ha fiutato il nuovo business: i servizi sanitari. Compreremo tutti medicine marchiate “Amazon Prime”?

DON QUIJOTE

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