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Notizie8 Ottobre 2021

Draghi il “secessionista” vuole fare al sud ciò che ha fatto alla Grecia

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
L'articolo analizza il Ddl 'Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata', evidenziando le conseguenze negative per il sud Italia. Si discute anche del rischio di aumentare le disuguaglianze tra le regioni e della sottrazione di risorse alle aree più povere.
Punti chiave
  • Il Ddl prevede autonomie regionali asimmetriche su diverse competenze.
  • Rischio di diritti fondamentali differenti tra cittadini delle varie regioni.
  • Governatori del sud vedono l'autonomia come potere maggiore da gestire.
  • Draghi sottrae risorse al meridione per favorire le regioni più ricche.
  • Il declino economico dell'Italia potrebbe aggravarsi senza investimenti nel sud.
L'articolo

Come in un film horror, nella notte tra il 29 e il 30 di settembre una mano misteriosa ha aggiunto il Ddl  “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata” ai provvedimenti collegati alla prossima legge di bilancio.

Si tratta della contestatissima norma che prevede che le singole regioni a statuto ordinario possano accedere a forme di autonomia della gestione di diverse competenze.

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Le competenze da trasferire a livello regionale possono variare, essendo l’attribuzione delle stesse frutto di accordi tra l’amministrazione centrale e le singole regioni, e per questo si parla anche di autonomia asimmetrica. Tra le principali troviamo Salute, Scuola, Università, Attività produttive, Lavoro, Infrastrutture, Energia, Ambiente, Rifiuti e Governo del territorio.

In sostanza se si desse attuazione al DDL ci troveremmo con tanti sistemi regionali autonomi, con possibilità di accesso ai servizi fondamentali diverse per i cittadini, con “contrattualistiche” diseguali per i dipendenti e non coerenti neppure sui principi fondamentali. Vivere in una zona o in un altra del Paese vorrebbe dire perciò avere diritti fondamentali differenti, e tanti saluti all’unità nazionale e all’uguaglianza dei cittadini.

Veneto e Lombardia con un referendum del 2017 e poco dopo l’Emilia Romagna con un mandato dell’assemblea regionale sono state le prime regioni a richiedere l’autonomia rafforzata, seguite poi da altre regioni, persino del meridione come la Campania, i cui governatori ritengono l’autonomia un modo per gestire un potere maggiore.

In maniera quasi clandestina il “governo dei migliori” ha inserito il DDL nel testo del Documento di Economia e Finanza, sottraendo una materia tanto importante e delicata al dibattito parlamentare e rendendo la riforma immune da eventuali referendum abrogativi.

Draghi sta in sostanza facendo al mezzogiorno italiano quello che ha fatto alla Grecia; sottrae risorse dalle regioni più povere per darle a quelle più ricche.

La debolezza fondamentale del nostro Paese risiede proprio nel ritardo economico e infrastrutturale del meridione, dovuto a fattori storici e politici, che inizia con il saccheggio post unitario delle risorse del sud, un ritardo che andrebbe sanato, non aggravato continuando a dirottare al nord le risorse.

Una situazione per certi versi analoga riguardava la Germania dopo l’unificazione, con l’est rimasto indietro dopo decenni di comunismo. Ma mentre i tedeschi hanno investito moltissimo per portare sviluppo nell’ex Germania Est il governo Draghi punta al contrario; abbandonare il meridione al suo destino, spezzare la solidarietà nazionale, cancellare l’idea stessa di Patria per agganciare le zone ricche del nord al sistema produttivo tedesco e francese.

Ai meridionali, a cui sempre più sarà negata una sanità accettabile, una scuola decente, infrastrutture funzionali e opportunità di lavoro, non resterà che emigrare, come avveniva all’inizio del secolo scorso.

L’Italia, già oggi fanalino di coda d’Europa, continuerà nel suo declino economico e politico, con l’eccezione di alcune aree del centro nord che vedranno crescere il loro benessere come oasi in un deserto.

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