Djokovic ottiene l’esenzione e parte per l’Australia. Ecco cosa ci insegna la sua storia

Djokovic Australian

Djokovic comunica di aver ottenuto l’esenzione dal vaccino, e finalmente parte per gli Australian Open. La resistenza ad oltranza del tennista ha dato i suoi frutti: senza il numero 1 al mondo il torneo avrebbe perso molto del suo appeal, e quindi qualcuno si è piegato concedendo la scappatoia.

Grande scandalo sui social. Qualche talebano dell’obbligo vaccinale stigmatizza la mancanza del solito “rispetto delle regole”, e invita gli altri tennisti ad astenersi dal giocare contro Djokovic per protesta. Il che è davvero da ridere, dato che la gran parte dei numeri uno del mondo la pensa come lui e non ha intenzione di vaccinarsi (probabilmente ottenendo l’esenzione).

Qualcun altro invece ci piange su, ripescando le solite lamentele sulla “casta” che avrebbe “privilegi e scappatoie” che i comuni mortali non hanno. Un atteggiamento un po’ veterogrillino che impedisce di cogliere appieno l’utile insegnamento che possiamo trarre da tutta questa vicenda.

Anzitutto, il valore della resistenza passiva. Il fatto che uno sportivo sia una celebrità miliardaria non significa che non desideri partecipare ad un torneo importante per la sua carriera, così come tutti gli atleti che tengono sopra ogni altra cosa a partecipare a Olimpiadi e campionati: Dijokovic ci teneva eccome, eppure ha detto il suo “no” fino all’ultimo rispedendo al mittente il problema. Non era lui a doverlo risolvere vaccinandosi, ma chi glielo imponeva. In caso contrario, se ne starebbe stato a casa. Un’utile promemoria per chi va vaccinandosi perché non può rinunciare alla pizzata o alla partitella.

Secondo, il valore del proprio contributo personale alla società. Djokovic, come tutti gli sportivi del suo calibro, fa girare un sacco di soldi: milioni nelle tasche di organizzatori, sponsor, produttori di attrezzi sportivi, persino per il comparto turismo. La sua assenza avrebbe comportato perdite enormi, e quindi il “problema” andava risolto ad ogni costo, ovvero cancellando o bypassando la regola. E noi cosa c’entriamo? C’entriamo eccome: se lui può farlo da solo, noi però possiamo farlo in molti. Anche noi siamo indispensabili, come dimostrano i medici, i poliziotti, i vigili del fuoco richiamati al lavoro dopo essere stati sospesi.

E anche se nessuno di noi sa tenere in mano così bene una racchetta, tutti noi insieme siamo fondamentali per il funzionamento della società (malgrado quel che pensano i malthusiani al comando). E una decisa resistenza passiva rispedisce il problema al mittente: io dico no, ora risolvetela voi”. Ricordiamolo sempre.

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