Pornhub sanziona la Russia. Niente video hard per chi si collega dal Paese degli Zar. I giornali riportano questa come una grande trovata, come se i russi non avessero più belle donne che gas e dovessero ricorrere a quelle offerte dalle multinazionali americane.

La nazionale di calcio russa, che aveva ospitato gli ultimi mondiali, sarà invece esclusa dai Mondiali del 2022 che si terranno in quel paradiso dei diritti umani e della democrazia di nome Qatar. Parimenti le squadre di club verranno escluse dalle coppe. Abbiamo visto durante le Olimpiadi di Pechino gesti di fraternità tra atleti russi ed ucraini e siamo certi che i calciatori non vogliono la guerra. Fa nulla: bisogna punirli.

Ma non solo la Uefa fa virtue signaling. Anche le federazioni di tennis e quelle di equitazione hanno deciso di bloccare le gare in Russia. Medaglia d’oro, poi, al Comitato Olimpico, che nel pieno di quello spirito olimpico che contraddistingue le gare fin dai tempi di Atene, ha buttato fuori i rappresentanti russi.

Ma è l’Eurovision che ha inflitto il castigo più duro: niente più russi all’Eurofestival, il festival delle canzonette europeista. A Mosca saranno disperati senza Maneskin.

Altro caso: secondo il difensore civico dei Diritti Umani della Federazione Russa Tatiana Moskalkova diversi studenti russi sarebbero stati espulsi dalle università europee come ritorsione dei fatti in Ucraina: la notizia è stata derubricata a bugia di propaganda e ci auguriamo che sia così: quantomeno Bologna sta seguendo gli studenti sia ucraini che russi.

Anche le compagnie aeree si sono messe tutto sull’attenti. Tra queste la KLM, ha comunicato anche di essere costretta a gettare la spugna: niente più voli verso l’intero Oriente. Circumnavigare la Russia sarebbe troppo costoso. E’ davvero un affare d’oro correre a mostrarsi obbedienti.

Ma in realtà tutto il discorso sulle “sanzioni ridicole”, da Pornhub in poi, ha un sottotesto sinistro: colpire la gente comune. Volete sanzionare direttamente Putin e Lavrov? Ha un senso. Volete sanzionare i politici? Certo, hanno avuto un ruolo nell’invasione. Volete colpire gli oligarchi come ha fatto Boris Johnson? Certo, è una strategia per sperare in una congiura di palazzo che rovesci lo Zar.

Pornhub, lo sport e le canzonette sono invece la punta dell’iceberg per colpire i cittadini russi. D’altronde, questa è la logica delle sanzioni statunitensi da Cuba in poi. Ricordiamo l’agghiacciante affermazione di Madeleine Albright, segretario di Stato sotto Bill Clinton: alla domanda “In Iraq sono morti più di mezzo milione di bambini a causa delle sanzioni, più ancora che a Hiroshima: è un prezzo giusto da pagare?” la Albright rispose “Sì, è un prezzo giusto“. Finché si tratta di Pornhub o del calcio è un conto, ci si può anche ridere. Quando leggi che per le sanzioni Sberbank, la più grande banca statale russa, è sull’orlo del fallimento sai che quella cosa non tocca, o tocca relativamente, Putin e gli oligarchi. Tocca invece la gente comune nella stessa tragica maniera con cui le politiche da presidente della BCE dell’attuale mercante d’armi Mario Draghi toccarono il greco comune.

Non si sta facendo una guerra solo a Putin, ma a tutti i russi, in un delirio di colpevolizzazione di un intero popolo. Che, ad onor del vero, a questo giro sembra voler davvero abbandonare il presidente. La guerra è estremamente impopolare al punto che diversi personaggi noti si sono esposti e persino Lisa Peskova, figlia del portavoce del Cremlino Peskov, ha attaccato Putin su Instagram.

Missione compiuta, America: forse riuscirete a metterci un altro Eltsin.

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