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Notizie8 Settembre 2021

Dal dollaro al bitcoin: la scommessa di El Salvador, primo Stato al mondo

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
L'articolo analizza la decisione di Nayib Bukele di rendere il bitcoin moneta legale in El Salvador. Si discute l'impatto economico e le reazioni internazionali, evidenziando la sfida alla dipendenza dal dollaro e le opportunità di investimento nel settore delle criptovalute.
Punti chiave
  • El Salvador è il primo Paese a rendere il bitcoin moneta legale.
  • La legge sul bitcoin è entrata in vigore il 7 settembre.
  • Bukele mira a limitare l'inflazione e attrarre investimenti.
  • Il governo convertirà i pagamenti in bitcoin in dollari per ridurre i rischi.
  • Critiche internazionali e preoccupazioni per la sovranità monetaria del Paese.
L'articolo

“Grazie IMF. El Salvador oggi detiene 550 bitcoin” Così ieri twittava al Fondo Monetario il Presidente del Salvador Nayib Bukele, con un tono un filo provocatorio.

El Salvador, piccolo Stato del Centro America, è divenuto infatti il primo Paese al mondo a dare corso legale al bitcoin, rendendo quindi obbligatoria l’accettazione della criptovaluta come mezzo di pagamento. La legge è divenuta effettiva il 7 settembre, e da ora quindi il bitcoin va ad affiancare il dollaro statunitense come moneta ufficiale di El Salvador utilizzata fino a ieri. Moneta che privava il Paese di una sua politica monetaria autonoma e lo poneva sullo stesso piano degli Stati africani che adottano il franco CFA, ossia quello di colonie.
Non a caso la decisione presa a San Salvador ha generato molti malumori a Washington.

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Il principale artefice della clamorosa svolta monetaria salvadoregna è stato appunto il giovane presidente Nayib Bukele, classe 1981, con un passato di brillante uomo di affari e con origini palestinesi.
Ma cosa significa concretamente questa scelta inedita di politica monetaria e con quali obbiettivi è stata presa?

Per rispondere bisogna innanzitutto capire perché uno Stato sovrano come El Salvador utilizzi una moneta straniera come il dollaro. Alla base di questa decisione c’era la speranza di controllare l’inflazione (con l’utilizzo di una moneta forte e affidabile per i mercari finanziari) e di attrarre massicci investimenti dagli Usa grazie all’adozione della valuta americana. Invece già nel 1994, quando la moneta locale fu ancorata al dollaro, la crescita del pil, fino ad allora robusta, iniziò a rallentare. La politica fortemente espansiva della FED, che dall’11 settembre in poi ha stampato una quantità di dollari colossale, ha per giunta esportato inflazione a El Salvador, con un aumento dei prezzi che negli ultimi mesi è stato intorno al 3%.

L’adozione del bitcoin dovrebbe, nelle intenzioni di Bukele e del suo governo, arrestare l’inflazione. Il bitcoin infatti, a differenza del dollaro, non può essere stampato in quantità illimitata, ma la sua creazione segue un algoritmo prestabilito e dunque con l’adozione del bitcoin si dovrebbe controbilanciare il rischio inflattivo, affiancando a una moneta stampata in quantità illimitata un’altra valuta emessa con un andamento limitato e certo.
Per evitare poi i rischi connessi con la volatilità del bitcoin (che cioè aumenta o diminuisce di valore con fluttuazioni rapide) lo Stato si impegna a convertire subito in dollari i pagamenti ricevuti in bitcoin. In questo modo i cittadini che hanno ricevuto la criptovaluta come pagamento non rischiano di vederne diminuire il valore.

Oltre a quello di limitare la dipendenza dello Stato dalla Fed americana, (che ovviamente decide la sua politica monetaria in funzione delle necessità dell’economia americana, e non certo di quella salvadoregna) il secondo obbiettivo di El Salvador è quello di attirare investimenti, stavolta non dalle aziende americane ma dalle società e dagli investitori dell’industria delle criptovalute.
Per questa ragione il piano di Bukele prevede che non ci sia nessuna imposta sui guadagni da bitcoin e vuole garantire il diritto di residenza permanente per gli imprenditori del settore delle criptovalute.

Ma le idee del vulcanico Presidente non finiscono qui: a San Salvador si propongono di utilizzare l’energia geotermica proveniente dai vulcani per “minare” i bitcoin. La creazione di criptovaluta infatti necessità di processi informatici complessi che consumano parecchia energia elettrica e il governo salvadoregno propone di usare quella geotermica che abbonda nel Paese per creare bitcoin senza inquinare, candidandosi così anche a diventare un centro privilegiato di creazione della moneta virtuale.

C’è infine una terza ragione per l’ adozione del bitcoin legata al danaro inviato dai cittadini emigrati, che sono circa il 30% della popolazione salvadoregna e le cui rimesse (ossia i soldi inviati in madrepatria) rappresentano oltre un quarto del Pil nazionale. Con l’utilizzo del bitcoin per mandare denaro alle famiglie rimaste in patria verrebbero risparmiati enormi costi, a tutto vantaggio delle famiglie dei lavoratori emigrati e della domanda interna del Paese. Anche in questo caso a perdere una grossa fetta di guadagni sarebbero però le aziende finanziarie americane, che ovviamente non sono affatto contente. Immediatamente le agenzie di rating hanno criticato la decisione “storica” di Bukele e Moody’s ha tagliato l’affidabilità creditizia del paese, mentre il Fondo monetario internazionale fa sapere che l’adozione della criptovaluta potrebbe mettere a repentaglio il prestito da 1 miliardo di dollari chiesto. La Banca Centrale, alle dipendenze di Washington, si è addirittura rifiutata di collaborare all’introduzione del bitcoin nel sistema di pagamenti.

Va dato atto a Bukele di avere preso una decisione coraggiosa, mettendo il governo del piccolo e povero Stato centroamericano contro la FED e i colossi finanziari a stelle e strisce, ma anche di aver pensato una soluzione originale ai problemi economici del Paese e di tentare una strada inedita per portare sviluppo e crescita economica.

L’unico punto debole del piano è però la mancanza di sovranità monetaria, in quanto l’adozione del bitcoin limita la sovranità della FED affiancando alle decisioni politiche di Washington i processi automatici di un algoritmo, ma non consente al governo di El Salvador di avere una leva monetaria autonoma. Se al bitcoin San Salvador affiancasse una moneta sovrana, stampata da una banca centrale pubblica, potrebbe garantirsi una protezione da eventuali fiammate di inflazione ma avere al tempo stesso la possibilità di decidere autonomamente la quantità di moneta da far circolare nel sistema in base alle esigenze economiche. Ma non è escluso che questo sia il prossimo passo del vulcanico governo del piccolo Stato americano.

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