Avete presente la pignola meticolosità che lo Stato pretende dai cittadini al momento di compilare la denuncia dei redditi? Ebbene, la stessa pignola meticolosità non è stata impiegata durante i test che hanno portato all’approvazione del vaccino Pfizer.

Può essere riassunto in questi termini l’articolo pubblicato ieri, martedì 2 novembre, dal British Medical Journal: che non è Topolino e nemmeno Focus, fatto salvo il rispetto dovuto a queste due testate, bensì una delle quattro riviste mediche di carattere generale considerate più autorevoli nel mondo intero.

Le frettolose leggerezze – come altrimenti chiamarle ? – descritte dal British Medical Journal nei test iniziali del vaccino Pfizer fanno il paio con gli interrogativi che stanno emergendo a proposito dell’efficacia nel tempo dei vaccini Covid.

Perfino dalla RAI – la famosa e benemerita ultima puntata di Report – gli italiani hanno appreso che esistono interrogativi sulla durata della protezione e che la terza dose, cioè la toppa che si vuol cucire su questo buco, è un’occasione di business per le case farmaceutiche.

Del resto, gli studi delle case farmaceutiche si sono conclusi anzi tempo e gli unici dati disponibili riguardano l’efficacia dei vaccino Covid dopo sei mesi. Trascorsi i quali esistono solo punti interrogativi.

Ma i punti interrogativi, ora si scopre, riguardano anche i test iniziali. Secondo i calcoli delle ONG, le case farmaceutiche hanno ricevuto la bellezza di 8,3 miliardi di dollari – denaro pubblico gratis – per sviluppare i vaccini contro il Covid. Una simile pioggia di soldi dovrebbe permettere un lavoro preciso fin nei minimi dettagli. Il British Medical Journal ha invece rivelato che, almeno per quanto riguarda il vaccino Pfizer, non è andata esattamente così.

Lo ha fatto attraverso un whistleblower, come dicono gli inglesi: un ricercatore che lavorava in Texas presso Ventavia, un’organizzazione alla quale Pfizer ha affidato una parte dei test. Costui ha detto, e soprattutto ha dimostrato, cosa avveniva all’interno dell’azienda durante questo lavoro.

Lo whistleblower ha svelato al British Medical Journal un ambiente sostanzialmente caotico, nel quale gli effetti avversi venivano seguiti con lentezza e non era adeguatamente assicurato che i test avvenissero con il metodo del cosiddetto doppio cieco.

Il metodo del doppio cieco costituisce un caposaldo della ricerca scientifica: per valutare l’efficacia di un farmaco, si dividono i pazienti in due gruppi omogenei; un gruppo riceve il farmaco da testare; l’altro gruppo riceve un placebo, cioè una sostanza inerte; né i pazienti né i medici che li seguono conoscono il trattamento subito da ciascuno. Alla fine si tirano le somme e si confrontano le situazioni dei due gruppi di pazienti, nella certezza che nessuno è stato influenzato o suggestionato.

La FDA, la Food and Drug Administration che negli Stati Uniti si occupa della regolamentazione dei prodotti farmaceutici, ha ricevuto informazioni su quanto accadeva a Ventavia durante i test sul vaccino, ha detto – e dimostrato – lo whistleblower. Ma la FDA non ha mosso un dito.

Anzi. Come rivela il British Medical Journal, la stessa Ventavia ha ricevuto successivamente in appalto da Pfizer altri quattro studi sui vaccini Covid, compresi quelli relativi a donne incinte e bambini.

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