Difronte alla gestione schizofrenica del conflitto in Ucraina, è più che lecito che il popolo italiano cerchi di capire qual è la posizione della propria nazione nel panorama geo-politico attuale. Infatti, se da una parte il premier Mario Draghi partecipa e sostiene per decreto e con l’ok di entrambe le camere l’invio di armi e mezzi in Ucraina, Luigi di Maio, invece va tranquillamente in TV e racconta con aria rassicurante che mai sarà dichiarata la no-fly zone nei cieli ucraini, poiché questo certamente alimenterebbe le tensioni  nella zona che  sono già fin troppo alte.

Questa volta ci hanno pensato i lavoratori dell’aeroporto Galileo Galilei di Pisa a riportare la narrativa bellica sul sentiero del crudo realismo storico: i dipendenti dell’area del Cargo Village dell’aeroporto toscano hanno infatti deciso di incrociare le braccia dopo aver scoperto con loro enorme sconcerto che ciò che avrebbero caricato sugli aerei in partenza non erano affatto pacchi contenenti aiuti umanitari quali cibo e vestiti, bensì armi di ogni tipo da far smistare in Polonia e da consegnare poi in Ucraina tramite le basi NATO.

Gli stessi quindi hanno comunicato all’USB, Unione Sindacale di Base, che il giorno 19 marzo alle ore 15 si svolgerà una manifestazione davanti all’aeroporto pisano, e hanno invitato tutta la cittadinanza locale e non a partecipare in gran numero, al grido comune di “Dalla Toscana ponti di Pace, non voli di guerra”.

Dopo i portuali di Trieste e di Genova delle cui battaglie è ancora fresco il ricordo, sono ancora una volta gli uomini più semplici a riportare il mondo ai valori della logica e del buon senso. E la logica dice che non si può dire di ripudiare la guerra per poi finanziarla e supportarla attivamente, oltretutto a spese dei cittadini, fingendo che tutto questo sia legale e moralmente sostenibile,  se non  addirittura propagandabile.

Estremamente interessante valutare la reazione del pubblico dei social all’arrivo della notizia, poiché la lettura dei commenti offre uno spaccato reale del popolo italiano.  Troviamo un po’ di tutto se scorriamo tra le pagine, dal cittadino dell’est che odia Pisa perché non arriveranno più armi al suo paese, al cittadino italiano che non ha problemi a vivere nella dissociazione cognitiva del governo Draghi, ovvero, “Le regole sono regole e vanno seguite. Le armi vanno inviate come da decreto“, di fatto inviando bombe come fossero mascherine. Molti a dire il vero hanno compreso come stanno andando davvero le cose e chiedono a gran voce che le menzogne del potere si fermino una volta per tutte.

Ma c’è anche chi sostiene che questo sia un trucchetto vecchio come il mondo, utilizzato per riuscire ad inviare armi e a non farle bombardare dall’ipotetico nemico, visto che non ne viene dichiarata esplicitamente la presenza a bordo. Infatti, si sa che se il carico è identificato come costituito esclusivamente da vestiario, cibo e medicine,  solitamente arriva intatto a destinazione.

E a tal proposito si fa un’ ulteriore sconvolgente considerazione. Il fatto che la presenza di armi ora sia stata resa pubblica dai lavoratori di Pisa potrebbe costituire un pericolo anche per i cargo di soli aiuti umanitari che nel dubbio ora potrebbero essere abbattuti dai russi.

Con la triste consapevolezza che questa non è sicuramente la prima volta che bambole e bombe viaggiano insieme sullo stesso volo, quand’è che potremo dire che alle seconde toglieremo il passaporto?

MARTINA GIUNTOLI

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