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Notizie10 Ottobre 2021

Da Piazza del Popolo il grido è: “unfit to lead”, inadatto a governare

Visione TVDi Visione TV·8594 contenuti pubblicati
Debora Billi analizza la manifestazione di Piazza del Popolo, evidenziando il crescente malcontento verso il governo Draghi. Si discute anche della percezione di cambiamento tra i cittadini e della determinazione a resistere alle attuali difficoltà.
Punti chiave
  • La manifestazione ha segnato un passaggio di testimone da Piazza San Giovanni.
  • Il messaggio principale è che la voce dei cittadini è irrilevante.
  • C'è una crescente consapevolezza di cambiamento tra i cittadini.
  • Draghi dimostra di non comprendere le complessità del governo.
  • La popolazione sembra sempre più determinata a resistere alle prepotenze.
L'articolo

No, non voglio commentare la consueta narrazione dei media. Basti dire che a Roma tutti sanno chi sia Forza Nuova, chi la mandi e a quale scopo, ed è per questo che i romani hanno lasciato finora le piazze vuote (qualora qualcuno se lo sia chiesto).

Quello che è accaduto ieri a piazza del Popolo è invece il passaggio del testimone della manifestazione nazionale di Piazza San Giovanni, ma con una tornata elettorale in mezzo. Una tornata dove il messaggio chiaro e forte è stato “non contate nulla”: che votiate o no, che protestiate o no, la vostra voce è irrilevante e vale solo la surreale cantilena che ci ripetiamo tra di noi, nei Palazzi e sui media. Il green pass è libertà, il vaccino è sicuro ed efficace, Mario Draghi è la soluzione per il Paese, chi dissente va emarginato e punito.

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E così, la bella e calda piazza di San Giovanni si è trasformata in una furia fredda e amara. D’altronde non può celebrarsi diversamente la fine della democrazia, se non con la disperazione. Oltretutto con la consapevolezza di una scadenza imminente e con precedenti storici tragici. Far mancare la terra sotto i piedi a milioni di persone non è mai una buona idea.

Ma non esiste solo la disperazione. C’è un’altra cosa da notare: per la prima volta da mesi, il popolo che ha finora assistito e subìto attonito ha la sottile percezione che qualcosa stia cambiando. “Non siamo soli, non siamo impotenti”: i ventimila camionisti, i portuali di Trieste e Genova, le aziende del Nord in rivolta, i governatori che improvvisamente chiedono di frenare. Non sarà che la terra sotto i piedi stia mancando a qualcun altro? Forse non è poi così vero che non contiamo nulla, anzi.

Draghi ha già pronunciato già in serata il suo “Noi tireremo diritto”, dimostrando di non avere la più pallida idea di cosa significhi governare un Paese con tutte le sue complessità e spingendolo al punto di rottura con sciocca ostinazione. Sarà pure bravo con le banche, ma per il resto sembra proprio che ripeta a pappagallo cose scrittegli da altri e per giunta senza capirle. Unfit to lead, per dirla alla anglosassone, inadatto a governare. Qualcuno ha commentato che, con gli eventi di ieri, Draghi si è giocato il Quirinale: chissà. Poco ma sicuro che la “risorsa della Repubblica” si sta dimostrando ben poca cosa, deludendo persino i nemici.

Resisterà la junta che ci governa allo stress test che la attende nei prossimi giorni? Vedremo. Ma la popolazione, o almeno quella consistente parte che non vuole sottostare alle prepotenze, sembra ogni giorno più determinata. Se dovessi scommettere su chi saprà resistere più a lungo allo stress test, scommetterei sugli italiani.

DEBORA BILLI

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