Nella lettera a Pietro Giordani del 24 luglio 1820 Leopardi diede un’anticipazione e un commento delle concezioni espresse nella Ginestra, in cui deplora la scarsa considerazione che la letteratura sta riscuotendo a vantaggio delle scienze, come la statistica e la politica. Il poeta si chiede se la felicità dei popoli si possa ottenere senza la felicità degli individui, i quali sono condannati all’infelicità dalla natura, e non dagli altri uomini o dal caso. L’unico conforto a questa inevitabile e tragica condizione è rappresentato dagli studi del bello, dagli affetti, dalle immaginazioni, dalle illusioni: solo gli studi letterari e filosofici possono essere di aiuto in una situazione del genere.

Il poeta vedeva la società e la natura in cui l’uomo vive come entità maligne sempre pronte a distruggerlo. L’uomo singolo è disorientato, solo, e la sua incapacità di conseguire la felicità impedisce di perseguire lo stesso obiettivo anche all’intera collettività, mettendo così in evidenza lo stretto legame che sussiste tra gli uomini e la società in cui vivono (la creazione di una società da parte degli esseri umani è dovuta alla necessità di difesa dai nemici esterni e dalle sopraffazioni in generale: vd. “Contratto sociale” di J. J. Rousseau).

La sofferenza è una condizione esistenziale umana e gli uomini sono costretti a sottostare ad essa da leggi ancestrali che li condannano ad uno stato perenne di infelicità.

Una simile prospettiva appare molto attuale perché la nuova era Covid sta tentando di realizzare proprio questa situazione di sofferenza perenne, di paura, di rassegnazione, strappando alle persone ogni possibilità di riscatto sotto tutti i punti di vista, giungendo a colpevolizzare chiunque tenti di uscire da questo schema per valorizzare sé stesso.

L’era Covid può essere paragonata a grandi linee alla Natura leopardiana. Vi è però una differenza. Applicare categorie sentimentali umane alla natura è sbagliato perché essa non è né buona né malvagia, ma si limita esclusivamente a seguire il proprio corso ciclico, e sono gli uomini a doversi adattare ad essa, e non il contrario. La felicità o l’infelicità dipendono dagli individui, dalla loro capacità di saper organizzare la propria vita in ogni suo aspetto, e dal rispetto o meno che dimostrano nei confronti del mondo. Il Covid è una creazione umana e, come tale, ad essa possono applicarsi le categorie sentimentali di bontà o malvagità perché sono gli uomini ad averlo generato e ad utilizzarlo per determinati scopi, in questo caso egoistici, dittatoriali, soppressori del carattere umano e atti a ridurre le persone a bestie abbrutite da un pessimo uso della tecnologia.

I popoli, seppure si stia assistendo ad un loro graduale risveglio, si sono lasciati ingannare da una falsa pandemia che, attraverso una sapiente campagna mediatica, è stata fatta passare agli occhi di tutti come una nuova condizione naturale sotto forma di una malattia simile alla concezione leopardiana finora descritta. Ma tutto questo è potuto accadere a causa dell’ignoranza culturale delle persone, che hanno accettato senza riflettere qualsiasi cosa detta o fatta dal politicante di turno.

Ed è qui che entra in gioco l’idea del poeta sulle discipline umanistiche presentata all’inizio di questo articolo, perché anche adesso si può verificare la scarsa attenzione prestata agli studi umanistici a favore dell’ambito scientifico.

Leopardi era convinto che la letteratura e le discipline umanistiche rappresentassero non una soluzione definitiva ai mali dell’uomo, ma un potente palliativo ad essi. Le scienze sarebbero troppo materiali e aride per dare conforto agli uomini e per coltivare l’anima: solo la letteratura può conseguire questo scopo.

Il termine “umanistico” richiama appunto il carattere di umanità inteso in senso interiore. La coltivazione dell’anima operata dalle discipline umanistiche significa sviluppare le proprie interiorità e profondità; implica rendersi conto non solo della nostra fragilità, ma anche della nostra forza intellettiva e morale di uomini in quanto uomini.

Lo studio di tali discipline insegna a sviluppare la mente e l’anima, e a questo punto è chiaro per quale motivo da decenni nelle scuole italiane viene data così scarsa attenzione al loro studio. Se è vero che questo settore di studi sviluppa la mente e permette di ottenere un alto livello culturale, è ovvio che esso sarà sempre avversato da ogni tipo dittatura, non ultima quella sanitaria odierna che ha potuto mettere radici proprio a causa dell’ignoranza culturale delle persone.

Con tutto ciò non intendo sminuire l’importanza degli studi scientifici, sia chiaro, ma l’essere umano non è fatto solo di materia, ma anche di spirito, ed entrambi devono essere coltivati per raggiungere la piena maturità e crescita mentale e morale: questo ritengo sia il messaggio leopardiano espresso nella “Ginestra o il fiore del deserto”, in cui egli lamenta la perdita dell’umanità interiore, un rischio che stiamo correndo anche oggi con la riduzione dell’uomo a un numero perpetrata dal sistema finanziario-liberista. La natura di cui parla il poeta può paragonarsi a qualsiasi entità che sia avversa agli uomini, i quali possono (e devono) utilizzare la cultura come arma di difesa.

Il Covid e il neo-liberismo finanziario da cui ha avuto origine devono essere combattuti in primis con la cultura perché persone culturalmente preparate riflettono su ciò che accade e non si fermano alla superficie dei problemi e degli eventi in virtù del senso critico che la cultura, soprattutto storica, ha permesso di sviluppare in loro. La concezione del poeta a favore della letteratura e degli studi umanistici in generale è riscontrabile in tutto il componimento, costituito da 317 versi. Ne è un esempio la presenza di numerosi latinismi e di figure retoriche. A ciò bisogna aggiungere i riferimenti alla storia romana e la critica a certa filosofia del suo tempo.

La lirica nel suo insieme intende smontare la visione dell’uomo in quanto dominatore dell’universo e giungere invece a porne in luce i limiti e la fragilità verso gli eventi. L’umanità, che folle e superba non intende accettare la propria condizione di sofferenza (critica leopardiana alla visione storico-filosofico della sua epoca), viene contrapposta alla ginestra che invece accetta il suo tragico destino, seppure senza sottomettersi di sua spontanea volontà, ma venendo descritta dal poeta come un simbolo di coraggio e resistenza verso le avversità.

Una simile idea andrebbe ripresa anche oggi e fatta presente ai signori del neo-liberismo che si credono delle divinità a cui tutto è dovuto e che non sanno cosa sia l’umiltà.

A differenza del Leopardi, ritengo che l’essere umano sia dotato di una forza interiore più forte di quanto egli credesse, una forza ancora latente che si dovrebbe avere il dovere di sviluppare e grazie alla quale l’uomo può giungere ad una condizione di felicità. Le idee culturali espresse nella Ginestra e l’importanza data agli studi umanistici sono esposte e approfondite in maniera omogenea in tutta la lirica.

La crudeltà della natura e il suo terribile potere distruttivo nei confronti dell’uomo da una parte e la miseria e la solitudine umane dall’altra sono visibili in tutto il componimento. Tuttavia, il pessimismo leopardiano sembra retrocedere in alcuni gruppi di versi, in cui il poeta propone all’umanità e a sé stesso un mezzo di difesa contro la crudeltà della natura, mostrando, sembra, un barlume di ottimismo e permettendo di giungere ad esporre un’altra concezione: la solidarietà tra gli esseri umani, intesa come unico espediente di sopravvivenza in un mondo ostile e indifferente.

Nei versi 118-125 viene delineato l’unico atteggiamento che l’uomo può assumere per affrontare il suo tragico destino: non di rinuncia o di cupo dolore, ma di saldezza d’animo e di solidarietà con i propri simili, accomunati dall’essere vittime dello stesso nemico.Za

Nei versi 126-135 l’alleanza tra gli uomini viene ribadita affermando che essi sono in guerra contro un nemico comune e che dunque devono aiutarsi tra loro per la sopravvivenza reciproca.

Nei versi 136-138, si dice che l’uomo saggio è colui che ritiene stupido l’armarsi contro i propri simili e colpirli con ostacoli e insidie. Nei versi 147-149 il legame tra gli uomini si concretizza nel dichiarare che l’esistenza della società è dovuta alla necessità da parte dell’umanità di difendersi contro le sopraffazioni.

Nei versi 297-317 viene ripresa l’invocazione alla ginestra, presente all’inizio della poesia, considerata come simbolo della volontà di sopravvivenza umana alle prove delle avversità della vita. Questi gruppi di versi sono molto attuali e andrebbero tenuti in grande considerazione perché anche oggi gli uomini dovrebbero essere solidali tra loro e costituire un fronte compatto contro l’élite globalista neo-liberista che, attraverso una falsa emergenza sanitaria, ha dichiarato guerra a tutta l’umanità.

Nei versi 87-157 è presente la contrapposizione tra la stupidità di coloro si rifiutano di ammettere la condizione dell’infelicità umana e il coraggio di coloro che invece la ammettono e la accettano. Questo contrasto è visibile anche oggi tra le persone che non vedono, o non vogliono vedere, il sistema dittatoriale che si nasconde dietro il Covid e le persone che, al contrario, lo vedono e lo combattono.

La ginestra, versi 307-309, alla fine si piega con coraggio di fronte al suo oppressore, ma senza atti di supplica. Noi, a differenza del poeta, non dobbiamo lasciarci piegare dal pessimismo, né dai nostri oppressori. La ginestra rappresenta nella lirica il genere umano che alla fine viene sconfitto.

Noi invece, umani del XXI secolo, saremo una ginestra che vincerà la sua battaglia contro il nemico comune. Leopardi considerava la vita umana un arido deserto, mentre noi dobbiamo vedervi un insieme di possibilità da realizzare per raggiungere la felicità.

Il messaggio che dobbiamo cogliere da questo splendido componimento non deve essere quello del pessimismo, ma delle due concezioni che ho tentato di esporre: l’importanza degli studi umanistici e della solidarietà tra gli uomini.

Ricordiamoci che la divisione sociale e l’ignoranza culturale sono le armi più efficaci utilizzate da ogni dittatura per tenere sottomesso il popolo.

 ANTONIO AZZERLINI

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