Sembra passato un secolo  da quel lontano 2008, anno in cui il giapponese Satoshi Nakamoto inventò il bitcoin, la prima criptovaluta al mondo. Da allora, nel giro di pochi anni, le monete virtuali si sono moltiplicate: attualmente esistono oltre 1000 criptovalute disponibili online, che possono essere acquistate o vendute come accade per qualsiasi altro bene.

Si tratta di strumenti di pagamento decentralizzati, ovvero, non hanno bisogno di una banca centrale per essere gestiti: per farlo si basano su una blockchain, ne abbiamo sentito parlare sicuramente tante volte. Ma se la moneta tradizionale si stampa, come nasce una criptovaluta?E’ qui che entra in gioco il cosiddetto “mining” ossia  l’attività di potenti computer che si trovano a svolgere calcoli per decifrare, diciamo così, complessi algoritmi.

Ma per farlo il prezzo da pagare sono consumi energetici altissimi. Tenendo conto solamente delle due valute virtuali principali , Bitcoin ed Ethereum, il prelievo energetico è pari al consumo di Cile e Pakistan messi insieme.

L’impatto ambientale è quindi altissimo e, a questo punto, accertato che questa filiera economica incide in maniera severa sui consumi energetici planetari c’è da chiedersi se ne vale davvero la pena.

Ora, se le entrate derivanti dal mining sono altamente volatili e imprevedibili i costi  sono viceversa prevedibili e sono determinati principalmente dal costo dell’elettricità.

Negli ultimi sei mesi, lo abbiamo già fatto notare,  il valore delle criptovalute, di tutte le criptovalute, è letteralmente crollato, fino a raggiungere i minimi storici: il Bitcoin ha più che dimezzato il suo valore. e lo stesso percorso è stato seguito da Ethreum, mandando in rovina i grossi investitori.

Di contro i costi dell’energia elettrica sono praticamente triplicati, e ulteriori rialzi arriveranno, lo sappiamo già. Paradossalmente poi l’unico Paese a investire in energie rinnovabili è proprio la Cina  In Cina, nella provincia del Sichuan, dove registra il secondo maggior numero di “miner” del Paese grazie all’abbondante utilizzo di energia idroelettrica a basso costo.

Insomma un settore energivoro come quello delle criptovalute non andrebbe messo sotto la lente in un momento economicamente così delicato, visto che, ad esempio, le risorse energetiche lasciate libere potrebbero alleviare le sofferenze di comuni cittadini che vedranno la bolletta crescere in maniera insostenbile?

ANTONIO ALBANESE

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