Cosa c’è dentro il vaccino? Per saperlo, gli enti regolatori lo guardano “controluce”

Se in una fiala di vaccino Covid nuota qualcosa di strano, l’intervento dello Stato consiste nel sollevarla controluce contro “sfondi monocromi” e sottoporla ad “ispezione visiva”. Stop. Esami di laboratorio per capire cosa c’è dentro? Ah no, non se ne fanno: neanche in questi casi. Figuriamoci in tutti gli altri.

Le affermazioni dell’agenzia governativa del Regno Unito incaricata della sicurezza dei medicinali danno l’idea dell’attenzione con cui lo Stato protegge la salute dei cittadini, non solo in Gran Bretagna ma in tutto l’Occidente.

Infatti le procedure che nei vari Paesi accertano la sicurezza e l’efficacia di un farmaco sono sostanzialmente analoghe, e fondamentalmente basate su informazioni fornite dalle case produttrici.

Cominciando dal principio, un certo Mr Ameri, nel novembre scorso, ha formulato domande a proposito dei vaccini Covid in Gran Bretagna attraverso il sito What do they know. Il sito riceve ed inoltra alle competenti autorità britanniche le richieste di informazioni formulate in base al FOIA, il Freedom of Information Act. Il FOIA è una gloriosa istituzione del diritto anglosassone che protegge la libertà d’informazione e il diritto di accesso agli atti amministrativi.

Mr Ameri voleva una copia delle immagini possedute dall’agenzia governativa sui medicinali a proposito del contenuto dei vaccini sperimentali Covid. La risposta è arrivata poco prima di Natale. Dice: non abbiamo immagini, ad eccezione di alcune fiale segnalate attraverso il sistema che consente di riportare eventi avversi e incidenti.

La risposta prosegue specificando che queste fiale mostravano talvolta particelle  visibili ad occhio nudo. Sono appunto state esaminate controluce contro sfondi in tinta unita e fotografate. Anche senza segnalazione, si effettuano comunque ispezioni visive delle fiale, assicura la risposta a Mr Ameri.  Nessun cenno all’effettuazione di analisi.

Due foto sono accluse alla risposta. Di queste deve accontentarsi la curiosità di Mr Ameri: sono piccole e neanche tanto bene a fuoco. L’etichetta non si vede. Sconosciuti i lotti dai quali provengono. Questa informazione  – si dice esplicitamente – è delicata dal punto di vista  degli interessi commerciali.

Ecco, quando gli interessi commerciali diventano grandi grandi lo Stato diventa piccolo piccolo. E il cittadino diventa ancor più microscopico, dato che nessuno lo protegge. In questo caso, non c’è alcuna protezione rispetto al contenuto delle fiale di vaccino.

Per analizzare le fiale – e possibilmente innanzitutto anche le fiale “normali” – servirebbero laboratori ben attrezzati e personale specializzato. Gli Stati dicono che i costi sarebbero molto alti: dunque preferiscono non farli gravare sulle tasche dei cittadini attraverso le tasse e limitarsi a rivedere analisi, studi e ricerche effettuate dalle case produttrici.

E aumentargli le tasse, invece, alle case produttrici? Sarebbe un modo per effettuare, finalmente, tutte le analisi in laboratori di Stato e sapere, fra l’altro, cosa c’è dentro una fiala di vaccino. Con o senza particelle in sospensione.

GIULIA BURGAZZI

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