Appena concluso il Congresso Nazionale di Ancora Italia possiamo tranquillamente affermare che tale iniziativa, soprattutto l’aver voluto forzare la mano indicendola in un momento irrituale come quello estivo, è stata un successo. Successo numerico, certamente, ma soprattutto in termini di strategia politica per almeno tre motivi: a) per aver portato alla luce in maniera manifesta un progetto di unità tra movimenti, quantomai necessario, b) per aver finalmente creato una breccia nella stampa mainstream che si è occupata, coi soliti toni tra il bullismo e la diffamazione, dell’evento e conseguentemente c) per aver tracciato una strada che gli altri movimenti di opposizione dovranno ora, volenti o nolenti, seguire.
‏Proprio alla luce di tutto questo non possiamo sederci sugli allori e dobbiamo anzi rilanciare immediatamente l’azione.

‏Con lo stesso spirito del Congresso credo sia giunto il momento di chiamare a raccolta tutto quell’ampio mondo di Cultura, Arte e Spettacolo, Giornalismo che non si riconosce nella narrazione unica e politicamente corretta; degli Stati Generali della Cultura di cui Ancora Italia può farsi promotrice.
‏Occorre infatti mettere insieme in maniera organica quel vasto mondo di idee e azioni creative che sinora si è espresso in maniera più o meno disorganizzata, con l’intento di mostrare ai nostri avversari che esiste in maniera forte, strutturata, vigorosa una controinformazione e una controcultura “organiche” che ambiscono a farsi egemonia.

‏Questo è un punto centrale della nostra strategia politica a breve termine, come a lungo termine: se oggi combattiamo un potere dominante che ci appare così radicato e ramificato, lo dobbiamo ad una doppia azione di egemonia avvenuta nel passato: quella del marxismo-leninismo e del PCI coi suoi intellettuali engagé che continua a rappresentare un modello di azione e quella berlusconiana con la sua strategia di potenza mediata attraverso i media. Questi due opposti apparenti hanno recentemente copulato partorendo un mostro grottesco, ed infatti oggi le figure “culturali” di riferimento sono le Ferragni e i Fedez, megafoni dell’universalismo progressista, ma radicati nel mondo dell’immagine.

‏Dobbiamo ribaltare questa follia, rimettendo al centro le idee, i valori, le intuizioni creative, forti soprattutto del fatto che nell’area che Ancora Italia intende rappresentare sono molteplici gli spunti provenienti da sensibilità diverse. Ancora una volta il motto deve essere quello di fare sintesi, per giungere ad una proposta davvero nuova e varia capace di mandare in cortocircuito i nostri oppositori, accecati da una egemonia, la loro, oramai bolsa. Le qualità espresse dai pensatori, artisti, giornalisti del mondo del dissenso sono tali e tante che dobbiamo ambire ad una rivoluzione dei linguaggi, con l’effetto di rovesciare il tavolo dialettico ed iniziare a farsi inseguire dagli attuali padroni del discorso.
‏I tempi sono maturi, il momento è ora e Ancora Italia farà la sua parte.

ANTONELLO CRESTI

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