Solomon Asch è uno psicologo polacco naturalizzato statunitense passato alla Storia per avere mostrato fino a che punto l’influenza della maggioranza possa condizionare le nostre azioni. Abile pensatore nonché mentore di Stanley Milgram, Asch ha condotto il suo celebre paradigma sperimentale negli Stati Uniti degli anni ‘50, periodo storico in cui la CIA e il Governo statunitense non avevano assolutamente alcun interesse nel capire come meglio influenzare le masse per spingerle al conformismo più cieco.

L’intrinseca facilità organizzativa, la possibilità di manipolare le variabili indipendenti in modi sempre diversi (variando numero di attori, livello di pressione esercitata, età del campione etc etc) e l’affidabilità con cui si riesce a misurare la variabile dipendente hanno permesso di ripetere il paradigma numerose volte, confermando il fenomeno dell’influenza maggioritaria anche a livello cross-culturale e in periodi storici differenti. Non a caso viene da molti considerato l’esperimento più importante di tutta la Storia della Psicologia Sociale, un vero e proprio caposaldo.

Nell’esperimento un gruppo di circa sei individui entra in una stanza per partecipare a un test di percezione visiva. Solo uno è il soggetto sperimentale, gli altri cinque sono tutti attori precedentemente istruiti a dare la risposta sbagliata. Seduti a un tavolo di fronte allo sperimentatore i partecipanti iniziano quindi il noioso e ripetitivo compito di affermare ad alta voce quale delle tre linee corrisponde alla linea di riferimento. Dopo alcune prove il gruppo di attori inizia monolitico a fornire la risposta sbagliata, mettendo a disagio il partecipante che si trova costretto a scegliere tra la sua percezione e quella della maggioranza. La variabile dipendente dell’esperimento è quante volte e quanti soggetti si conformano all’opinione della maggioranza.

I risultati sono sconcertanti: il 37% dei partecipanti si è discostato dalla sua stessa percezione della realtà conformandosi alla risposta della maggioranza. Inoltre, nel corso dell’intero esperimento, quasi tutti i soggetti (78%) si sono lasciati influenzare dalla maggioranza fornendo la risposta sbagliata almeno una volta.

Nel video originale dell’esperimento si può vedere come alcuni partecipanti fossero molto a disagio per via della scelta che dovevano fare, dissonanza cognitiva in alcuni casi risolta (minuto 1:30 del video) convincendosi che la loro percezione fosse sbagliata e che la maggioranza avesse dato la risposta giusta (!). Molti altri invece si conformavano solo a livello di risposta, non convinti della bontà della percezione della maggioranza, ma conformandosi ugualmente al loro giudizio al momento di fornire la risposta.

Come paradigma sperimentale, l’esperimento di Asch è particolarmente valido poiché, pur permettendo una precisa manipolazioni delle variabili (alta validità interna), conserva un buon livello di generalizzabilità dei risultati (validità ecologica).

Siamo quindi destinati a venire sempre traviati dalla scelta maggioritaria della massa?
Il potere della maggioranza è così forte, brutto e cattivo da non lasciarci scampo?
Fortunatamente no.
In primo luogo ci si può aggrappare a quel quinto di popolazione “resistente” all’influenza della maggioranza, il quale rimane coerente alla propria coscienza indipendentemente dalla pressione esterna ricevuta (percentuale di popolazione che, manco a farlo apposta, coincide con il 20-25% di italiani ormai determinati a rifiutare il vaccino covid). Ma non solo. Una delle tante varianti dell’esperimento ha mostrato che, se il soggetto sperimentale può contare sull’appoggio di uno degli altri partecipanti, istruito questa volta a rispondere nella maniera corretta a tutte le prove, il tasso di “cieca” adesione alla maggioranza precipita al 5%1

Bastava quindi fornire al partecipante la consapevolezza di non essere l’unico dissidente, l’unico pesce a nuotare controcorrente, per far sì che non cedesse all’influenza della maggioranza.

A sostegno del fatto che quando l’essere umano non è ingannato completamente riesce a far valere la sua capacità di autodeterminazione (libero arbitrio), senza dover per forza soccombere a fattori ambientali o sociali. A dimostrazione del perché ci vogliono divisi e isolati: se combatti da solo è molto più probabile che alla lunga piegherai la testa e ti adatterai.

Pensate a tutte le volte in cui ci siamo conformati alla massa negli ultimi quasi due anni. Pensate a tutte le volte in cui avete indossato una mascherina pur non riconoscendone l’utilità (o addirittura con il dubbio che usata come ce la fanno usare sortisca l’effetto opposto…). Pensate dentro a un supermercato, in cui ogni persona che si incrocia ha la mascherina addosso, quanto ci si possa sentire costretti, schiacciati, senza alternativa alcuna se non la muta obbedienza a un rituale inutile e privo di senso.

Ecco. Pensate ora a quanto basterebbe poco, ad esempio andando a fare la spesa indossando un copricapo da pecora o anche solo tre mascherine sopra la nuca, per far sentire al soggetto sperimentale di turno che non è l’unico ad avere il coraggio di comportarsi diversamente dalla massa.

LORENZO TORIELLI

 

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