Nella crisi attuale tra Occidente e Oriente, l’Africa cercherà di rimanere neutrale.

L’operazione militare russa in Ucraina, avviata a febbraio, seguita dal drammatico aumento delle tensioni sulla scena mondiale, influenzerà senza dubbio nel medio termine il panorama economico e politico africano, nonché gli equilibri sia interni che esterni che tipizzano il continente.

Diplomaticamente, l’Africa ha scelto di rimanere neutrale sul tema del conflitto, insieme a gran parte delle nazioni del Sud del mondo. 26 Stati africani su 54 non hanno sostenuto la risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite riguardante la condanna delle azioni della Russia Intel teatro bellico dell’Ucraina.

L’Eritrea ha votato contro, mentre altri 17 paesi africani (su 35 a livello globale) si sono astenuti dal voto. Questi includono Algeria, Angola, Burundi, Zimbabwe, Repubblica del Congo, Madagascar, Mali, Mozambico, Namibia, Senegal, Sudan, Tanzania, Uganda, Repubblica Centrafricana, Guinea Equatoriale, Sud Africa e Sud Sudan. Altre otto nazioni invece  non hanno votato: Burkina Faso, Guinea, Guinea-Bissau, Camerun, Marocco, Togo, Eswatini ed Etiopia.

L’Egitto, nonostante abbia espresso il proprio sostegno alla risoluzione, mantiene comunque una cooperazione costruttiva con la Russia. Quindi nessun Paese del continente africano ha di fatto finora aderito alle sanzioni.

In particolare, sia il Senegal che la Tanzania, leader economici continentali dell’ultimo decennio, non si sono uniti in questa particolare occasione ai propri tradizionali partner commerciali per condannare la Russia. Non meno significativa è la dichiarazione del presidente sudafricano Cyril Ramaphosa che ha affermato in parlamento che “la guerra avrebbe potuto essere evitata se la NATO avesse ascoltato gli avvertimenti dati dai suoi leader nel corso degli anni secondo cui l’espansione ad est avrebbe aumentato le tensioni, e non le avrebbe fatte diminuire”. 

Dall’inizio delle operazioni speciali in Ucraina, il presidente Vladimir Putin ha tenuto colloqui telefonici con tre leader africani: con il presidente del Senegal Macky Sall (che è anche presidente dell’Unione africana fino a febbraio 2023), il presidente dell’Egitto Abdel Fattah el- Sisi e il presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa.

Ad oggi, secondo le dichiarazioni ufficiali e  se si seguono i piani prestabiliti, un secondo Vertice Russia-Africa  si terrà entro la fine dell’anno. Il 3 marzo, l’inviato speciale presidenziale per l’Africa e il Medio Oriente Mikhail Bogdanov ha dichiarato all’agenzia di stampa russa TASS che “i preparativi sono in corso” e “le date del vertice devono ancora essere annunciate

Nel frattempo, il conflitto militare, le sanzioni e le misure economiche introdotte dal governo russo per stabilizzare il mercato interno avranno senza dubbio un effetto significativo sulle economie africane.

Tra il 2015 e il 2020, Russia e Ucraina hanno fornito fino al 25% delle importazioni totali di grano in Africa.

Una serie di conseguenze ha sul momento colpito il settore, tra cui un potenziale divieto (seppur temporaneo) delle esportazioni di grano, l’interruzione della stagione della semina in Ucraina, ritardi nelle spedizioni sulle rotte del Mar Nero e un’incombente e massiccia crisi di fertilizzanti che potrebbe interessare altri fornitori chiave di grano in Africa, come La Francia ed il Brasile. Questi problemi rappresentano una seria minaccia per la sicurezza alimentare per un certo numero di nazioni africane, tra cui soprattutto Egitto, Algeria, Sudan e Tanzania.

Allo stesso tempo, le interruzioni dell’approvvigionamento colpiranno i paesi africani ma in modi diversi. Ad esempio, in Nigeria questo problema può essere risolto in modo relativamente indolore: il grano è una merce con una domanda flessibile nel paese, che occupa una quota di mercato paragonabile ad altre colture, come mais e manioca.

In altre aree, invece, la situazione non solo minaccia la domanda, ma mette in discussione anche una serie di progetti imprenditoriali sul posto, quali  investimenti su larga scala in reti di infrastrutture per lo stoccaggio del grano e di altre colture, visto che  alcuni di questi progetti di investimento coinvolgono imprese e finanziamenti russi.

Un altro problema persistente è causato dalla carenza di corridoi prettamente logistici a causa di sanzioni e restrizioni. Attualmente, la Russia non è in grado di gestire enormi forniture di grano e fertilizzanti attraverso il Mar Caspio e l’Iran.

Un settore in cui anche l’Africa è destinata a sentire il cambiamento è inoltre il mercato dell’energia. Da un lato, l’Europa che evita il petrolio e il gas russo lascia alle nazioni africane, come Algeria, Libia e Nigeria, l’opportunità di intervenire e colmare il divario nelle esportazioni di idrocarburi. D’altra parte, questa opportunità, finora, sembra essere strettamente ipotetica poiché nessuna di queste nazioni ha la capacità di sfruttare l’opportunità entro i prossimi cinque anni.

La Nigeria, ad esempio, non ha la capacità di esportare liberamente, mentre altre nazioni, come Algeria, Libia e, in misura minore, l’Egitto, potrebbero non avere eccedenze di gas naturale e petrolio greggio da vendere. Un altro problema in quest’area che dovrà essere affrontato è l’aumento dei prezzi del petrolio che innesca a sua volta la crescita dei prezzi dei prodotti petroliferi. I prodotti petroliferi sono per lo più importati dalle nazioni africane e questa crisi colpirà più duramente le nazioni che dipendono maggiormente dal diesel importato e dall’olio combustibile, come ad esempio l’Africa occidentale.

Se la zona euro è inghiottita dalla  crisi, inoltre, un massiccio deflusso di capitali e un persistente confronto economico con la Russia potrebbero significare per l’Africa un minore supporto economico e tecnologico da parte dell’UE e dei suoi Stati membri.

Anche il futuro dei progetti di investimento infrastrutturali annunciati al vertice UE-Unione africana di febbraio nell’ambito dell’ambizioso pacchetto di investimenti Global Gateway è tutto da vedere. A medio termine, la situazione sociale ed economica dell’Africa occidentale è la fonte delle maggiori preoccupazioni. Questa regione è stata colpita dalla pandemia di Covid-19 più di altre e una nuova crisi che colpisce la sua sicurezza alimentare ed energetica potrebbe destabilizzare ulteriormente i sistemi politici regionali.

La crisi globale, ancora una volta, conferma la dipendenza critica dell’Africa da eventi non direttamente collegati a sè. Il rischio di tale destabilizzazione può essere contrastato investendo nella localizzazione della produzione delle principali categorie merceologiche che sono necessarie per l’economia continentale: fertilizzanti, prodotti petroliferi e cibo.

Nel momento difficile tra Occidente e Oriente, l’Africa cercherà di rimanere “al di sopra delle parti”, metaforicamente parlando. Molto probabilmente non dovrà nemmeno aumentare la sua spesa di bilancio per la difesa. Per raggiungere questo obiettivo, deve solo assicurarsi che il confronto USA-Russia-Cina si tenga alla larga dal continente africano e cercare di mantenere il suo status neutrale, con un’unica voce – cosa che è attualmente un problema, come il recente voto delle Nazioni Unite ha mostrato.

di RT, traduzione Martina Giuntoli

  • 3381 Sostenitori attivi
    di 10000
  • 3155 Sostenitori