Nonostante il mainstream racconta quella ucraina come un guerra scoppiata solo pochi mesi fa, per una decisione insensata di Putin, la verità è che il conflitto è stato preparato in anni dagli Usa che, come ci spiega il saggista David Colantoni, hanno sfruttato una situazione complessa sotto molti punti di vista per spingere Mosca a reagire.
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La narrazione prevalente nei media mainstream tende a presentare la guerra in Ucraina come un conflitto scatenato da un'improvvisa aggressione russa, ma vi è una visione alternativa che suggerisce un lungo processo di preparazione e manipolazione da parte degli Stati Uniti. Secondo il saggista David Colantoni, il conflitto ucraino non è il risultato di una decisione insensata di Vladimir Putin, ma piuttosto il culmine di anni di tensioni geopolitiche orchestrate da Washington, che ha sfruttato le complessità interne dell'Ucraina per provocare una reazione da parte della Russia.
Colantoni evidenzia come l'Ucraina, erede di una parte significativa dell'industria militare sovietica, possieda un robusto apparato industriale capace di produrre armi di vario tipo. Questo aspetto è spesso trascurato nel dibattito pubblico, che tende a dipingere l'Ucraina come una nazione vulnerabile e disarmata. In realtà, l'Ucraina ha mantenuto una capacità industriale militare notevole, essendo stata uno dei principali produttori di armi a livello mondiale, come dimostrano i dati che la collocano tra i primi cinque esportatori di armi nel 2012.
Il saggista sottolinea anche l'importanza della geografia e della demografia nella questione ucraina. La presenza di una significativa popolazione russofona in Ucraina ha storicamente complicato le relazioni tra i due paesi. Colantoni fa riferimento a un cablo diplomatico del 2008, in cui l'allora ambasciatore americano a Mosca, William Burns, avvertiva che l'ingresso dell'Ucraina nella NATO avrebbe potuto scatenare conflitti interni, potenzialmente sfociando in una guerra civile. Questo documento suggerisce una consapevolezza da parte degli Stati Uniti delle conseguenze destabilizzanti delle proprie azioni.
Secondo Colantoni, gli Stati Uniti hanno investito ingenti somme per destabilizzare il governo ucraino filo-russo di Viktor Yanukovich, contribuendo a un cambio di regime che ha portato a una crescente polarizzazione del paese. L'intervento americano, avvenuto attraverso una combinazione di soft power e azioni più dirette, ha creato le condizioni per un conflitto che, secondo l'autore, era prevedibile e, in parte, voluto.
La questione ucraina, quindi, non può essere ridotta a una semplice aggressione russa, ma deve essere vista nel contesto di un intricato gioco geopolitico in cui gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo decisivo. La narrazione di un conflitto scaturito da motivazioni unilaterali ignora le complessità storiche e strategiche che hanno portato a una guerra che ha già causato enormi sofferenze e destabilizzazione nella regione.
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