Ci risiamo: il governo ratificherà il MES. Ma promette (a vuoto) di non usarlo

Nall’intervista di ieri del ministro dell’Economia, Daniele Franco, è passata forse inosservata una vera “bomba a mano” per il Paese e anche per la maggioranza di governo. La Stampa infatti riporta che il ministro

conferma che il governo porterà in Parlamento entro la fine dell’anno la ratifica della riforma del MES.

Nell’intervista sulla situazione economica italiana, Franco ha affermato di non temere il ritorno del patto di stabilità in quanto l’Italia, anche grazie a una crescita più sostenuta del previsto, ha intenzione di “rimettere i conti in ordine”, ossia di ridurre il debito, anche in assenza di richieste pressanti da parte di Bruxelles.

L’ottimismo di Franco è stupefacente, soprattutto se consideriamo che il patto di stabilità, che tornerà in vigore nel 2023, stabilisce come tetto per il debito pubblico la quota del 60% del pil nazionale. Attualmente il debito italiano sfiora il 160% del pil, e non si comprende come il ministro dell’Economia pensi di poterlo ridurre significativamente nei prossimi due anni.

Dunque con il ritorno del patto di stabilità per l’Italia tornerebbero, in teoria, le misure di lacrime e sangue previste nei trattati europei, che si sono rivelate fallimentari da un punto di vista economico e disastrose dal punto di vista sociale e che sono state sospese, ma mai eliminate.

A questo punto in presenza di un debito pubblico elevato l’austerità sarebbe inevitabile, anche se i “mercati” non dovessero mostrare segnali di preoccupazione, come in effetti avviene; (FMI e agenzie di rating dopo aver denunciato che il nostro debito pubblico era insostenibile ci dicono, ora che è lievitato ulteriormente, che non è un problema perché i tassi di interesse sono bassi).

Ma soprattutto Franco ha confermato che sarà ratificato il MES, quel famigerato fondo salvastati che ha messo in ginocchio la Grecia e contro cui in Italia si sono condotte tante battaglie. Le condizioni dei prestiti del Fondo sono così svantaggiose che nessuno Stato ha voluto utilizzare questi prestiti. Nel ratificare la riforma del MES, che nei fatti è un banca privata di diritto lussemburghese, il governo italiano assicura oggi che non c’è nessuna intenzione di usare quei prestiti (con questi tassi non è prioritario, ha commentato lapidario Mario Draghi).

Ma visto che la situazione di tranquillità finanziaria di oggi è “eccezionale”  e dovuta alla sospensione dei trattati tutto lascia pensare che nel 2023, quando tale eccezionalità cesserà, l’Italia dovrà fare politiche di austerità depressiva e questo potrebbe innescare il circolo vizioso della Grecia: conti in disordine portano all’austerità, l’austerità abbassa il pil, il debito a quel punto in proporzione sale e allora serve più austerità.

Chi di voi è pronto a scommettere che nel 2023 in presenza di difficoltà di finanziarsi sui “mercati” qualcuno nel governo italiano non inizi a dire che, visti i tassi di interesse, conviene prendersi i soldi del MES?

D’altronde il Fondo,  stanco di pagare l’affitto per i suoi uffici, ha recentemente bandito una gara per il progetto di un nuovo edificio direzionale di oltre 50.000 metri quadri, proprio in Lussemburgo. Evidentemente i dirigenti del MES comprano casa perché pensano di non dover chiudere i battenti, e che quindi qualche acquirente per il suoi “generosi prestiti” arriverà. Indovinate chi potrebbe essere…

Arnaldo Vitangeli

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