La Consulta di Bioetica è stata su tutte le prime pagine un paio di giorni fa, forse lo ricorderete, per la sua pubblica presa di posizione a favore di un obbligo vaccinale esteso. L’avallo ufficiale di questi esperti di bioetica – che han fatto rumore per essersi spinti ad affermazioni creative quali “l’obbligo è un diritto”– ha rappresentato infatti per i più accesi sostenitori dell’obbligatorietà un ulteriore importante tassello verso la demolizione di ogni perplessità, non solo scientifica ma anche morale.

Peccato che i nostri zelanti media, nel ripeterci “lo dice la bioetica”, si sono dimenticati di fornirci un piccolo ma fondamentale dettaglio: la Consulta di Bioetica non è un ente statale. E’ un’ associazione culturale, una Onlus da 5 x mille, un comitato privato tra esperti e cittadini qualsiasi. Il suo parere, malgrado i titoloni, vale quanto quello di qualsiasi altra associazione privata. Perché quindi dare tanto spazio?

Lo si è fatto giocando, come spesso accade, sull’equivoco. Tutt’altra cosa è infatti il Comitato Nazionale di Bioetica, organo statale di consulenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’unico organismo deputato ad esprimere opinioni autorevoli riguardo a questioni bioetiche, e l’unico che meriterebbe titoloni per la sua autorevolezza.

Ma il Comitato Nazionale di Bioetica non si è minimamente pronunciato sull’obbligo vaccinale. Peggio: non è stato neppure consultato, almeno finora. Lo conferma uno dei suoi autorevoli membri, il prof. Lorenzo d’Avack, giurista e filosofo del diritto, nell’intervista di oggi al Fatto Quotidiano titolata “Noi del Comitato di Bioetica siamo contro l’obbligo vaccinale”.

Dal governo nessuno ci ha chiesto niente. (…) Il ministro Speranza non ci ha chiesto niente, nel mondo politico c’è una spaccatura. 

L’illustre giurista poi esprime chiaramente la posizione del Comitato Nazionale:

Il principio si ricava dall’art. 32 della Costituzione: nessuno può essere sottoposto a un trattamento sanitario se non manifesta una volontà favorevole.

Insomma, siamo alle solite. Se un organo dello Stato ha un orientamento poco conforme alla narrazione viene ignorato, preferendo garantire titoloni e prime pagine ad associazioni private il cui nome altisonante torna comodo per ingannare la memoria dei cittadini. Tutto, come sempre, molto poco etico.

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