Questa è l’epoca della mistica della fluidità in cui il singolo è sottoposto a un controllo sempre più ingegnerizzato e invisibile. I media, nuovi tutori della rappresentazione, risparmiano al consumatore l’impegno della vita vissuta. Gli specialisti della comunicazione spingono verso l’infantilizzazione degli adulti e l’adultizzazione dei minori.

Baby Boss (The Boss baby), film d’animazione della Dreamworks del 2017 diretto da Tom McGrath, è la rappresentazione di una società in cui l’identità e il sesso, evolutosi in genere, sono parte di un immaginario fluido. Il protagonista del film, candidato all’Oscar per il miglior film d’animazione nel 2018, è un bambino prodotto dalla Baby Corp. che agisce come un adulto con un outfit molto simile a quello indossato sul red carpet dalla figlia gender free di Angelina Jolie e Brad Pitt.

L’infanzia deve essere asservita all’egemonia economico-culturale e, prodotti come Baby Boss, colonizzano le menti, implementando i consumi e generando desideri e bisogni. La tendenza può radicarsi con successo quanto più si riduce l’età del target dei prodotti.

Mentre in autunno è atteso il sequel del film del 2017, su Netflix va in onda la serie Baby Boss – Di nuovo in affari. Quando Baby Boss che non è nato, ma è stato assunto, arriva a casa della famiglia di Tim (bambino di sette anni) a bordo di un taxi e segue a comportarsi da adulto, solo Tim si accorge dell’anomalia, tanto che si chiede da dove vengano i bambini. La risposta è nella sequenza successiva che si apre con un primissimo piano del sedere di baby boss-Theodore mentre Fred Astaire canta “Heaven … I’m in heaven …” (il noto standard di Irvin Berlin “Cheek to cheek”) e il neonato si avvia all’interno della catena di montaggio della Baby Corp. produttrice di bambini.

Quando Theodore arriva alla deviazione maschio/femmina, oscilla prima da una parte, poi dall’altra, poi va in mezzo e finisce quasi per caso nel percorso per maschi. Così Tim scopre che i bambini vengono prodotti, anche se i genitori gli avevano spiegato che nascono, “procedura” che ora appare obsoleta e, quando lo sussurra al fratellino, Baby Boss esclama: “No! Che schifo!”.

La Baby Corp. ricorda la società distopica de Il mondo nuovo di Aldous Huxley del 1932 in cui i cittadini sono concepiti e prodotti in provetta, “sessualmente maturi a quattro anni e adulti a sei anni e mezzo. Un vero trionfo scientifico.” Gli insistiti primi piani sul sedere del bambino sono espressione della pedoclastia che riduce il bambino a oggetto, generando una sessualizzazione precoce come nell’opera di Huxley:

“Due bambini […] stavano giocando, con molta gravità e con tutta l’attenzione concentrata di scienziati intenti a un lavoro di scoperta, ad un rudimentale gioco sessuale.”

I film come quello della Dreamworks insieme alle serie tv hollywoodiane, plasmano la visione del mondo occidentale. Attraverso una “confezione” seducente, promuovono l’accettazione di stereotipi nuovi, di uno stile di vita che lo spettatore introietta, desidera e a cui si conforma. Così attecchiscono le tendenze funzionali al controllo socio-culturale e all’espansione del mercato.

Baby Boss beve una super formula che lo farà restare piccolo per sempre. Un traguardo insidiato dai cuccioli che hanno superato i bambini nel gradimento presso i consumatori, rendendo i bambini merce obsoleta. L’azienda l’ha catapultato presso la famiglia di Tim affinché scopra quale sarà il nuovo prodotto dell’azienda Puppy Co. Il titolo del film è il nome generico del fratellino di Tim; il nome proprio viene pronunciato di rado: egli non è un individuo, ma un ingranaggio; non è un fine, ma un mezzo.

Questo neonato manager della Baby Corp. è uno dei rappresentanti più inquietanti della perdita di identità: è il superamento del vecchio mondo e l’imporsi del nuovo in cui i bambini sono teneri adulti di piccole dimensioni.

L’orizzonte eugenetico e il controllo mentale sono lo spazio di addomesticamento delle masse occidentali. La propaganda statunitense degli anni ’50 aveva convinto le donne che la massima realizzazione fosse fare la casalinga; la propaganda di oggi orienta i consumatori verso la fluidità degli orientamenti e delle identità manifestate e percepite, riconosciute e tutelate già in molti Stati.

Ogni esistenza ha come fine l’individuazione di un orientamento mutabile da inscrivere in una dimensione tanto effimera quanto precoce. L’identità svanisce come realtà perché ad essa subentrano altre pulsioni. Rimossa l’antica supremazia eterosessuale, il Sistema provvede alla diffusione di suggestioni multiple cui il consumatore della società automatica può attingere.

Baby Boss si rivela un’allegoria della gestione totalitaria dell’esistenza da parte del potere.

Quello che era il membro di un raggruppamento sociale, quello che era un individuo con corpo e anima, avverte che, non integrarsi al progetto della società liquida, è segno di inferiorità, di degradazione sociale, di arretratezza mentale. Baby Boss, spettacolarizzando l’esperienza post-apocalittica, mette a nudo la catastrofe cui siamo destinati, rende accettabile il mondo in rovina.

CLAUDIA PLACANICA

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