Da paria a fondatore di un club esclusivo. Qualunque cosa si pensi di Vladimir Putin e della sua “operazione speciale” va detto che la sua abilità politica e diplomatica è eccezionale. Non sappiamo ancora se i Brics saranno un bluff o una cosa seria, ma per il momento pare “la seconda che hai detto”. La prima riunione ha dato l’idea di un gruppo vivo e coeso, mentre la riunione del G7 pareva Jurassic Park.

I Brics piacciono talmente che ora pure l’Argentina ha fatto domanda per entrare, per bocca del presidente Fernàndez. E ora anche l’Iran chiede di far parte del club che “rappresenta il 42 per cento della popolazione mondiale e il 24 per cento del prodotto interno lordo globale”. Guarda con interesse verso i Brics anche Israele e va sottolineato come nell’attuale situazione Israele abbia mantenuto uno stretto rapporto con Mosca anche per ragioni storiche profonde,

L’impulso a tutto questo arriva paradossalmente dall’ “operazione speciale” che doveva fare della Russia un paria mondiale. L’impressione che se ne ha oramai è tutt’altra. In politica estera Putin è un drago (la politica interna lascia più a desiderare): è lui l’ago della bilancia pur essendo il capo della nazione economicamente più debole, tecnologicamente più arretrata e più sanzionata del gruppo originario formato da Cina, India e Brasile. Ma non tutta la strada è ovviamente in discesa.

Putin è riuscito per il momento a mettere sotto il tappeto le rivendicazioni della Cina sulla Siberia stabilendo un rapporto di amicizia anche personale con Xi Jinping, ma vi sono altre tensioni che covano sotto il tappeto.

Putin cerca di mantenere buone relazioni con Israele, ma deve mediare con l’alleato siriano e soprattutto con l’Iran qualora la repubblica degli ayatollah entrasse nei Brics. Ma soprattutto il problema si pone fra i due attori più importanti demograficamente ed economicamente dei Brics: Cina e India. Mentre scriviamo è ancora in atto un’ “operazione speciale” della Cina contro l’India sul confine, che dura dal maggio 2020 e di cui non si parla molto. Le tensioni tra Cina e India sono molto più preoccupanti di quelle tra Cina e Russia, al momento sopite. Ci sono poi tensioni “ideologiche”. Come può la Repubblica Islamica dell’Iran andar d’accordo con la Cina ferocemente antimusulmana? Al momento pare il problema più superabile in nome di una non interferenza negli affari interni, ma alla lunga magari qualche problema potrebbe crearlo

I Brics sono il mondo nuovo contro i dinosauri occidentali. Questo appare. Va detto che nella storia non sempre il “nuovo” vince: basti ricordare che la giovane e vitale Francia napoleonica, pur con a capo il più grande capo politico e militare della Storia moderna, perse contro i parrucconi dell’ancien régime. Però il nuovo lascia il segno alla lunga, e infatti il seme di novità lanciato dal Bonaparte germogliò anche dopo Waterloo, perché era inevitabile che la rampante borghesia sostituisse la nobiltà. I Brics sono il nuovo. E al momento sembrano invincibili.

Non lo sono, perché hanno diverse crepe, in particolare quella tra Cina e India tuttora aperta e che Putin, che è il “Napoleone del XXI secolo”, deve cercare di ricomporre. Sul breve periodo, come il Gran Corso, potrebbero anche perdere. Ma il seme gettato è oramai gettato, e non crediamo sia arrestabile. E il fatto che ora gli Stati del Sud del mondo facciano a gara per entrarci è il segno più eloquente.

ANDREA SARTORI

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