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Antonio Ingroia: “Ordini cavallereschi e logge deviate hanno fatto da tramite tra mafia e Stato”

Antonio Ingroia, avvocato ed ex magistrato, commenta ai nostri microfoni le motivazioni della sentenza sul processo "ndrangheta stragista" che lascia intravedere ulteriori sviluppi. "Già nella mia inchiesta "Sistemi Criminali" erano presenti i prodromi delle risultanze ora giunte a maturazione nel processo istruito a Reggio Calabria. Contrada cambia nel momento in cui entra a far parte di un ordine cavalleresco. A Messina è adesso in corso un processo importante che vede imputato Cattafi di Barcellona Pozzo di Gotto"

📺 Pubblicato su YouTube · Canale Visione TV
Antonio Ingroia analizza le recenti sentenze sul processo ndrangheta stragista, evidenziando collegamenti tra mafia e istituzioni. Sottolinea l'importanza di indagini su mandanti politici e il ruolo della massoneria, esprimendo preoccupazioni sulla volontà della magistratura di perseguire la verità.

Antonio Ingroia, avvocato ed ex magistrato, ha recentemente commentato la sentenza sul processo "ndrangheta stragista", evidenziando i legami tra mafia e apparati statali. Secondo Ingroia, la sentenza offre una visione chiara di come ordini cavallereschi e logge deviate abbiano operato come intermediari tra la mafia e le istituzioni. Questa affermazione si inserisce in un contesto più ampio di indagini e inchieste che hanno cercato di svelare i complessi intrecci tra criminalità organizzata e poteri legittimi in Italia.

Ingroia ha sottolineato che i risultati del processo a Reggio Calabria confermano le ipotesi già avanzate nella sua precedente inchiesta "Sistemi Criminali". In particolare, ha messo in evidenza come l'ingresso di personaggi legati a ordini cavallereschi all'interno delle istituzioni possa aver avuto un impatto significativo sulla gestione della giustizia e sulla lotta alla mafia. L'ex magistrato ha citato il caso di Contrada, un uomo dello Stato, che, secondo le sue affermazioni, si sarebbe avvicinato alla mafia attraverso legami con tali ordini, suggerendo che esistessero canali di comunicazione tra il mondo mafioso e quello istituzionale.

La sentenza, secondo Ingroia, potrebbe aprire la strada a nuove indagini sui mandanti politici delle stragi e dei delitti legati alla mafia, suggerendo che vi siano responsabilità più elevate di quelle finora emerse. Questo rilancio della questione da parte della magistratura potrebbe portare a un riesame delle dinamiche di potere che hanno caratterizzato gli anni delle stragi, quando la mafia ha cercato di influenzare la politica italiana attraverso atti di violenza e intimidazione.

In questo contesto, Ingroia critica anche il sistema mediatico, che per anni ha minimizzato o deriso le ricostruzioni che cercavano di mettere in luce i legami tra mafia e istituzioni. Secondo lui, è fondamentale riconoscere che non si può ridurre la questione mafiosa a un semplice conflitto tra bande criminali, ma che esistono connessioni più profonde e strutturate che coinvolgono diversi attori sociali e istituzionali. La sua analisi si fa portavoce di un'esigenza di verità e giustizia che, a suo avviso, deve essere perseguita con determinazione.

Ingroia conclude il suo intervento con una nota di scetticismo riguardo alla volontà della magistratura di affrontare queste tematiche in modo approfondito. Sottolinea che la vera sfida non è solo nelle indagini, ma anche nella capacità della società civile e della politica di sostenere un cambiamento duraturo e significativo nella lotta contro la mafia e la corruzione. Solo attraverso una maggiore consapevolezza e impegno collettivo sarà possibile sperare in un futuro libero da tali influenze malavitose.

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