Il musicologo Antonello Cresti racconta come la musica accompagni fedelmente la narrazione ufficiale dell'emergenza sanitaria e della pauperizzazione dei linguaggi creativi

Il musicologo Antonello Cresti esprime una forte critica nei confronti della collaborazione di artisti di fama, come Vasco Rossi, con iniziative governative, in particolare riguardo all'app Immuni, progettata per il tracciamento dei contagi da Covid-19. Secondo Cresti, l'adesione di figure di spicco della musica italiana a tali campagne rappresenta un pericoloso allineamento con una narrazione ufficiale che tende a uniformare il pensiero e a ridurre la capacità critica degli individui. Egli sottolinea come la musica, tradizionalmente vista come un mezzo di espressione e libertà, sia stata strumentalizzata per veicolare messaggi conformisti, contribuendo alla pauperizzazione dei linguaggi creativi.
Cresti mette in evidenza il paradosso di un artista che, pur avendo il potere di stimolare riflessioni e dibattiti, si trasforma in un semplice testimonial di politiche governative. La sua analisi si estende a considerare il ruolo della musica durante la pandemia, dove l'invito a cantare dai balconi è interpretato come un modo per anestetizzare le coscienze, piuttosto che per risvegliare una vera consapevolezza collettiva. In questo contesto, l'artista perde la sua funzione critica, sostituendo il potere di provocare interrogativi con una mera adesione a un ordine prestabilito.
Il musicologo evidenzia anche il fenomeno dello streaming, che, sebbene possa apparire come un'opportunità per gli artisti, rischia di desertificare il mercato della musica dal vivo. Cresti avverte che, mentre i grandi nomi possono trarre vantaggio da questa modalità, i musicisti emergenti e meno noti si trovano in una situazione sempre più difficile, privati della possibilità di esibirsi e di interagire fisicamente con il pubblico. Questo porta a una distanza sociale che non è solo fisica, ma anche culturale e creativa.
In definitiva, Cresti invita a riflettere sul ruolo degli artisti nella società contemporanea, sottolineando che la vera arte dovrebbe sfidare le convenzioni e non limitarsi a ripetere slogan o a sostenere l'ideologia dominante. La sua posizione si fa portavoce di una richiesta di maggiore consapevolezza e responsabilità da parte di chi ha la possibilità di influenzare le masse, affinché l'arte torni a essere un potente strumento di critica e di libertà, piuttosto che un semplice mezzo di intrattenimento o di conformismo.
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