Dopo due mesi passati a subire la più becera contesa interna, spesso e volentieri su basi assolutamente non politiche, l’Assemblea indetta da Francesco Toscano a Roma il 26 Novembre al Centro Congressi Frentani giunge come la possibilità di dare un taglio netto a questa situazione.

Situazione in cui la politica ha perso, sconfitta dal gossip e da dinamiche personali ben poco nobili… in questo senso, probabilmente, la parola che dovrà risuonare più netta in quella occasione dovrà essere: “Scusateci!”.

È inammissibile infatti che in una fase così delicata, in cui peraltro si sarebbe dovuto ragionare in maniera lucida sul risultato elettorale del 25 settembre, si sia sottoposta la nostra base militante a una tensione scomposta, spesso affidata a fughe in avanti di ogni genere. L’effetto non poteva che essere quello di creare rigetto, scontento, disillusione. L’urgenza in questo momento è quella di andare oltre, di tornare al linguaggio della politica, di sancire una differenza persino antropologica rispetto a chi continua a preferire metodi più assimilabili al teppismo che ad altro.

Basta polemiche, basta rivendicazioni: occorre ristabilire una visione complessiva oggi più che mai necessaria, soprattutto per dare un segno di maturità all’interno di un ambiente – quello del cosiddetto dissenso – che è sembrato avvitarsi miseramente su stesso all’indomani del voto.

Ripartire dalle idee, ma anche dagli uomini: puntare nuovamente su figure interessate unicamente a conquistarsi un posto al sole, e pronte per questo a rinnegare nell’arco di una notte ciò che andavano sino a quel momento dicendo, sarebbe un errore imperdonabile.

Un segnale di discontinuità va dato anche in questo senso: all’assise del 26 novembre personalmente mi presenterò dimissionario, senza vantare alcun ruolo ufficiale o tentare di rappresentare niente altro che non sia il mio pensiero. Dobbiamo tornare a essere una comunità di pensieri e non di convenienze, non facendoci scudo di eventuali posizioni di rendita conquistate negli ultimi due, convulsi, anni.

Se saremo capaci di farlo, il progetto politico che uscirà da Roma rappresenterà una evoluzione decisiva di quanto messo in campo sinora, altrimenti il fallimento sarà conclamato.

Per mettere in ordine le priorità, però, bisogna avere il coraggio di pronunciare a pieni polmoni quella parolina menzionata all’inizio di questo articolo: “Scusateci!”.

E che dietro questo invito alla clemenza vi sia la sostanziale presa d’atto della necessità di un cambio di passo. Neanche domani, ma oggi stesso.

ANTONELLO CRESTI

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