Alla fine della assemblea costituente di Ancora Italia Sovrana e Popolare il senso della iniziativa è dato dalle parole che una iscritta mi ha rivolto alla conclusione dell’incontro: “Perché avete dato per scontato i passaggi che vi hanno portati a questa decisione e che noi non conosciamo?”. Il rilievo – diciamolo chiaramente – è sensato e più che legittimo, anzi, dovremo in effetti scegliere modo e momento giusto per raccontare, dalla nostra prospettiva i due mesi “pericolosissimi” vissuti dalla nostra comunità politica a seguito del voto nazionale.

Però in questa reticenza, in questo fin eccessivo laissez faire, credo stia l’urgenza, il senso profondo, dell’evento che si è appena consumato a Roma: la volontà di chiudere una verminosa fase di gossip e tornare alla Politica prima che fosse troppo tardi.

Ed in effetti la nascita di Ancora Italia Sovrana e Popolare è stata una faccenda altamente politica, con una lunga serie di interventi che hanno provato a rimettere al centro le necessità vitali di quel popolo che ha deciso di resistere e al quale si intende dare una casa, ma che soprattutto hanno inteso sostanziare una strada che troppo spesso viene definita “oltre la destra e la sinistra”, ipotesi suggestiva e meritoria, ma che, appunto, necessita di chiarezza e specificità per non essere un mero slogan.

Se intendiamo essere all’altezza della missione non possiamo più permetterci alcuno sbaglio: troppe in passato sono state le decisioni affrettate e troppo spazio è stato dato a personaggi palesemente inadatti a rappresentare una comunità politica che anche ieri ha dimostrato di meritare la più alta e solenne dedizione: lo spettacolo indecoroso offerto nelle ultime settimane, infatti, ha rappresentato un danno verso persone che hanno donato la loro passione per due anni e che si sono viste associare, forzatamente, ad una sorta di tifoseria da stadio.

Voltiamo pagina, davvero, e per la prima volta sentiamoci davvero tutti protagonisti di una vicenda, senza deleghe in bianco, come senza deliri protagonistici: le azioni della dirigenza si basano sull’attenta opera di controllo e sugli input della cosiddetta base. Occorrerà più ordine, talvolta si dovrà smettere di inseguire l’interpretazione grillina della “democrazia diretta” divenuta in realtà l’ultimo rifugio di imbonitori di ogni provenienza. Dovremo disciplinarci e crescere assieme.

Ma se il seme è quello gettato a Roma il 26 novembre ce la faremo, incorrotti e finalmente liberi!

ANTONELLO CRESTI
VICE SEGRETARIO NAZIONALE ANCORA ITALIA SOVRANA E POPOLARE