Veniamo da decenni di narrazione tossica tramite cui si è inteso screditare il concetto stesso di Politica; ciò è avvenuto tramite il Berlusconismo, soprattutto nella sua prima fase, per poi proseguire con Renzi e la sua “rottamazione” e giungere a compimento con la falsa rivoluzione dei pentastellati.

Si è fatto passare il concetto secondo cui il fare politica non necessitasse di nessuna preparazione, esperienza, competenza, come se questo fosse un antidoto agli odiosi “professionisti della politica” che hanno animato la nostra Prima Repubblica.

Che possa risultare fastidioso che la figura del politico possa esser sovrapponibile a quella di un pollo di allevamento creato nelle segrete stanze di un partito è cosa incontestabile, ma occorre comprendere che la risposta a questi circoli di potere non può arrivare sulla base della improvvisazione, non può arrivare da un puro spontaneismo.

In questi mesi di creazione di un nuovo fronte di opposizione sostanziale al Leviatano neoliberista non di rado sono circolate argomentazioni secondo cui il dilettantismo sarebbe in fondo una forma di autenticità da utilizzare contro la malizia del potere.

Ritengo che una simile posizione, benchè umanamente comprensibile, non sia sostenibile: anzi davanti a noi sta un lavoro costante di crescita individuale e collettiva, in cui affinare il nostro pensiero, le nostre strategie, forti di ciò che siamo e, al contempo di ciò che non vogliamo essere. In altre parole le tecniche utilizzate dal Moloch capitalista devono essere conosciute e padroneggiate tanto quanto le nostre.

Con Ancora Italia abbiamo indetto un Congresso, il 16 e 17 Luglio a Napoli al Palaparthenope, che vorremmo utilizzare come occasione per la definitiva fuoriuscita dal dilettantismo. Ci attende una stagione in cui dovremo procedere a ritmo forzato, ma non possiamo, parallelamente, tralasciare una intensa attività di formazione: tecnico-amministrativa, culturale e filosofica, creativa. Si devono padroneggiare le strutture della politica, le forme di linguaggio, le tecniche di comunicazione. E tutto questo deve comunque aderire ad una autenticità e sincerità di fondo che – certamente – devono rimanere.

E’ una sfida, senza dubbio. Una sfida per ardimentosi, ma ci sentiamo di accoglierla e di proporla a tutti coloro che davvero credono che il nostro futuro non sia già scritto.

L’appuntamento, lo ribadiamo, è a Napoli. Ciò che diremo resterà forse solo nella nostra percezione immediata, ciò che faremo resterà come elemento costitutivo del Paese che vogliamo.

ANTONELLO CRESTI

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