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Politica30 Maggio 2024

Ammannato e Bongiovanni: ”Ecco i mandanti esterni delle stragi del ’93”

Era l'una e zero quattro della notte tra il 26 ed il 27 maggio 1993 quando a Firenze scoppiò una bomba, in via dei Georgofili,
Venne danneggiata gravemente parte della Galleria degli Uffizi e del Corridoio Vasariano, distruggendo per sempre alcune opere d'arte, ma soprattutto fu stroncata la vita di Dario Capolicchio, 22 anni, bruciato davanti agli occhi della fidanzata Francesca Chelli, e della famiglia Nencioni: Fabrizio, la moglie Angela Fiume e le due bimbe Nadia, 9 anni, e Caterina, 50 giorni, oltre a una quarantina di feriti. Così Cosa nostra decise di colpire il cuore dello Stato in "Continente" dopo le stragi dell'anno precedente.
Ma ancora oggi sono tanti i quesiti che girano attorno a quel cambio di strategia, da parte di Cosa nostra, che spostò l'obiettivo dalla Sicilia (dove nel 1992 morirono Falcone e Borsellino nello spazio di 57 giorni) fino al cuore dell'Italia.
Perché è difficile credere che dietro quella scelta sui luoghi da colpire vi fosse solo l'idea dei boss di Cosa nostra.
Per parlare anche di questo a Firenze, nell'ambito delle commemorazioni della strage, l'Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage di Via dei Georgofili, in collaborazione con il Movimento delle Agende Rosse, ANTIMAFIADuemila e con il patrocinio del Comune di Firenze, organizza, per lunedì 27 maggio, alle ore 18, presso il Salone dei Cinquecento (Palazzo Vecchio), la conferenza dal titolo "Memoria e ricerca della verità oltre 'il colpo di spugna'".
Relatori dell'evento, moderato da Giuseppe Galasso, sono Luigi Dainelli (Presidente dell'associazione tra i Familiari vittime dei Georgofili, l'avvocato Danilo Ammannato, Salvatore Borsellino, Angelo Garavaglia Fragetta (coofondatore delle Agende Rosse) e il direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni.
Nel corso della serata, fortemente voluti dall'Associazione Familiari tra le vittime dei Georgofili, il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo ed il giornalista Saverio Lodato, autori del libro “Il colpo di spugna. Trattativa Stato-mafia: il processo che non si doveva fare”, edito da Fuoriscena.

📺 Pubblicato su YouTube · Canale Visione TV
Durante un convegno a Firenze, relatori come Bongiovanni e Ammannato hanno denunciato i legami tra mafia e istituzioni, richiamando l'attenzione sulla memoria delle stragi del '93. L'evento ha sottolineato l'importanza della ricerca della verità e della giustizia per le vittime.

Durante il convegno commemorativo della strage dei Georgofili, tenutosi al Salone dei Cinquecento a Firenze, il direttore di ANTIMAFIADuemila, Giorgio Bongiovanni, ha lanciato un allarme significativo sulla persistenza della mafia nel panorama politico italiano. Seconda Bongiovanni, la mafia non solo è ancora attiva, ma continua a essere strumentalizzata per mantenere in piedi un sistema di potere che potrebbe essere minacciato da magistrati leali alla Costituzione.

Il convegno ha visto la partecipazione di figure di rilievo come il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo, l'avvocato Danilo Ammannato e il presidente dell'Associazione tra i Familiari delle vittime dei Georgofili, Luigi Dainelli. Bongiovanni ha sottolineato che i mafiosi, come Giuseppe Graviano, sono in attesa di risposte riguardanti le trattative e gli accordi che hanno caratterizzato il periodo delle stragi, suggerendo che la mafia è pronta a colpire nuovamente contro chiunque tenti di liberare l'Italia dalla criminalità.

Il direttore di ANTIMAFIADuemila ha fatto riferimento a minacce dirette a Di Matteo, non solo da parte della mafia, ma anche da entità esterne, evidenziando un contesto di isolamento istituzionale e tradimenti politici. Ha citato una lettera di Matteo Messina Denaro che chiedeva l'esecuzione di un attentato contro il magistrato, un chiaro segnale della vulnerabilità di chi si oppone a tali poteri.

In un contesto di commemorazione, l'evento ha avuto anche un significato politico, con richieste esplicite per una maggiore protezione delle intercettazioni, strumenti considerati essenziali per la magistratura nel perseguire la verità sulle stragi del '93. Bongiovanni ha esortato il governo a non limitare l'uso delle intercettazioni, suggerendo che tali manovre potrebbero essere parte di un disegno più ampio per occultare la verità.

La commemorazione dei Georgofili non è solo un momento di ricordo delle vittime, ma un appello alla vigilanza e alla lotta contro un fenomeno criminale che continua a minacciare la democrazia e la giustizia in Italia. La presenza di figure come Nino Di Matteo e Giorgio Bongiovanni rappresenta un segnale di resistenza e impegno civile in un contesto dove la verità è spesso oscurata da interessi di potere.

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