Allarme UK: migliaia di decessi non-Covid in più. E in Italia?

Visite, screening, esami di prevenzione non affrontati, sale chirurgiche chiuse, cure posticipate.

Se ne parlava da tempo, ma ora i dati permettono di mettere nero su bianco le preoccupazioni che aleggiavano da mesi: non si muore di solo Covid e anzi, proprio la pandemia ha ostacolato l’accesso alle cure di molti malati, causando un eccesso di morti rispetto al passato.

Dall’inizio dell’emergenza, infatti, i governi hanno rimodulato visite, analisi e operazioni: il tempo però sta confermando che quelle cure e quelle analisi non erano rimandabili e aver sottostimato la gravità delle malattie non infettive sta generando un vero e proprio tsunami. Per una lunga lista di patologie, la Covid-19 ha innescato una seconda epidemia, silenziosa ma altrettanto tragica, con un costo umano e sociale ancora difficile da stimare ma che inizia a presentare il conto in questi mesi.

L’allarme parte dalla Gran Bretagna e arriva fino nel nostro Paese:

In Gran Bretagna sta emergendo una seconda crisi sanitaria: dall’inizio di luglio, ci sono stati migliaia di morti in eccesso, rispetto agli altri anni, non causati dal coronavirus.

La domanda che è serpeggiata tra gli operatori sanitari è la seguente: se tutte queste persone “in più” non muoiono di coronavirus, che cosa le sta uccidendo?

Secondo lOffice for National Statistics (ONS), dal 2 luglio ci sono stati 9.619 decessi in eccesso in Inghilterra e Galles, di cui il 48% (4.635) non sono stati causati da Covid-19. Secondo gli esperti, questa tendenza è molto insolita per l’estate. I dati di Public Health England (PHE) mostrano che durante quel periodo ci sono state 2.103 registrazioni di decessi extra con cardiopatia ischemica, 1.552 con insufficienza cardiaca, oltre a 760 decessi extra con malattie cerebrovascolari come ictus e aneurisma e 3.915 con altre malattie circolatorie. Anche le infezioni respiratorie acute e croniche sono aumentate con 3.416 menzioni in più sui certificati di morte del previsto dall’inizio di luglio, mentre ci sono stati 1.234 decessi per malattie extra urinarie, 324 con cirrosi e malattie del fegato e 1.905 con diabete.

Molte di queste patologie hanno visto i maggiori cali di diagnosi nel 2020, poiché il SSN ha concentrato le proprie forze per il contrasto alla pandemia. Un rapporto pubblicato la scorsa settimana dal governo britannico mostra che ci sono stati circa 23 milioni di visite mediche in meno, sia di persona che online, nel 2020 rispetto al 2019. Ora, 18 mesi di trattamenti ritardati, rimandati o cancellati stanno iniziando a farsi sentire. La preoccupazione è che nei prossimi mesi, complice il freddo, la situazione possa peggiorare e travolgere il sistema sanitario.

La dottoressa Charlotte Summers, consulente di terapia intensiva dell’Addenbrookes Hospital di Cambridge, ha dichiarato questa settimana a un evento della Royal Society of Medicine (RSM) che i pazienti stavano arrivando al pronto soccorso già in gravi condizioni dovute a un peggioramento durante la pandemia:

“C’è un aumento delle emergenze non Covid che stanno arrivando in ospedale a causa di tutti i ritardi che la pandemia ha già creato”.

I dati pubblicati dall’ONS non sono stati però confrontati con quelli pubblicati dal governo britannico in merito alle “sospette reazioni” avverse da vaccino anti-Covid, suddivise in sezioni e dedicate a ogni disturbo segnalato. Non possiamo pertanto sapere se tra le migliaia di morti non-Covid segnalate ci siano anche dei decessi dovuti a reazioni avverse da vaccino e se così fosse, quanti siano.

Nel documento del governo britannico, tra i casi di “suspected reactions” aggiornato al 15 settembre 2021 troviamo l’elenco aggiornato dei “cartellino gialli” (“yellow card“) per patologie registrate dallo stesso PHE, tra cui: miocarditi e pericarditi; eventi tromboembolici maggiori (coaguli di sangue) con concomitante trombocitopenia; trombosi del seno venoso cerebrale ed eventi tromboembolici maggiori.

I casi di reazioni sospette da vaccino segnalate nel documento, come noto, comprendono anche la sindrome di Guillain-Barré; casi di sindrome da perdita capillare; reazioni sospette relative a una varietà di disturbi mestruali (problemi del ciclo mestruale e sanguinamento vaginale inaspettato); problemi durante l’allattamento, ecc.

Migliaia di morti anche in Italia

I dati che provengono da più parti del mondo confermano che migliaia di persone sono morte durante la pandemia perché non curate a dovere a causa del blocco di interventi e visite.

A confermare quanto da tempo molti studiosi ed esperti sottolineavano è uno studio dell’Università di Pavia, pubblicato sulla rivista scientifica Public Health. Nel 2020, in Italia, sono stati oltre 4 su 10 i morti da coronavirus, nel 2021 sono meno di 2 su 10. Il resto, 6 persone su 10 nel 2020 e 8 su 10 nel 2021, non sono imputabili alla Covid-19.

Lo stop alle cure ospedaliere, alle visite non urgenti e agli screening avrebbe causato in Italia, dall’inizio della fase emergenziale, un surplus di decessi rispetto ai numeri che ci si sarebbe aspettati in tempi pre-Covid.

Anna Odone, ordinaria di igiene dell’ateneo che ha coordinato il lavoro dell’Università di Pavia, ha spiegato:

«Nell’aumento di mortalità troviamo sia i morti Covid sia quelli non Covid causati anche dalle cure mancate. I decessi dei casi Covid continueranno a calare per diversi motivi. Purtroppo le persone più ad alto rischio sono morte nel 2020».

Dai dati del IV rapporto di Salutequità sulle cure mancate a causa dello stop per la gestione della pandemia, leggiamo che nel 2020, in Italia, ci sono stati 1,3 milioni di ricoveri in meno rispetto al 2019 (-17%), di cui circa 620.000 sono quelli chirurgici saltati. A essere cancellati, oltre ai ricoveri programmati (747.011), ci sono anche quelli urgenti (554.123). Le aree più coinvolte sono state quelle della chirurgia generale, dell’otorinolaringoiatria e della chirurgia vascolare. Per l’ambito cardiovascolare c’è stato un calo di circa il 20% degli impianti di defibrillatori, dei pacemaker e degli interventi cardiochirurgici maggiori. I ricoveri di chirurgia oncologica hanno avuto una contrazione del 13%, quelli di radioterapia del 15% e di chemioterapia del 30%. La diminuzione dei ricoveri del tumore della mammella è stata del 30% e del 20% quella di tumori al polmone, pancreas e apparato gastrointestinale. Rispetto al 2019, nel 2020 ci sono state 90 milioni di prestazioni di laboratorio in meno, meno 8 milioni di prestazioni di riabilitazione in meno, meno 20 milioni di prestazioni di diagnostica.

L’onda lunga di questi ritardi non potrà che riemergere nei tassi di mortalità dei mesi e anni a venire. A prescindere dalla pandemia, i governi dovrebbero correre ai ripari e fornire maggiori investimenti alla sanità, in modo da per garantire supporto e cure adeguate ai malati, Covid o non Covid.

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