Aldo Maria Valli commenta le parole del patriarca ortodosso Kirill strumentalizzate dal solito circuito mediatico mainstream. "Lette con le giuste lenti le parole del Patriarca non sembrano affatto paradossali"

Le recenti dichiarazioni del patriarca ortodosso Kirill hanno suscitato un acceso dibattito, in particolare per il modo in cui sono state interpretate e riportate dai media mainstream. Kirill ha descritto la guerra in Ucraina come una battaglia tra il bene e i "pervertiti" ucraini, un'affermazione che ha scatenato reazioni immediate e contrastanti. Aldo Maria Valli, commentando queste parole, sottolinea che, se lette con attenzione, le affermazioni del patriarca non risultano affatto paradossali, ma piuttosto rappresentano un richiamo alla tradizione e alla dottrina cristiana.
Valli evidenzia come l'omelia di Kirill, pronunciata all'inizio della Quaresima, si sia concentrata sul tema del pentimento e sulla necessità di riconoscere il peccato. Il patriarca ha richiamato l'attenzione sul concetto di destino eterno dell'anima, un tema che, secondo Valli, non è più al centro della predicazione cattolica contemporanea. Kirill ha messo in evidenza che l'agenda occidentale, in particolare quella legata ai diritti LGBTQ+, impone una sorta di conformità culturale, una pressione che molti sentono come una violazione dei principi divini.
La posizione di Kirill, che ricorda la sodomia come peccato condannato dalle Sacre Scritture, ha suscitato scandalo, ma Valli invita a considerare che tali affermazioni non sono inusuali per un uomo di chiesa. La differenza sostanziale con la Chiesa cattolica, secondo Valli, è che quest'ultima ha progressivamente abbandonato un linguaggio e una posizione che riaffermano la legge divina in favore di un approccio più allineato con le tendenze culturali contemporanee. Questo allineamento, a suo avviso, ha portato a una perdita di autorevolezza e di influenza della Chiesa cattolica nel dibattito pubblico.
In un contesto di conflitto come quello ucraino, le parole di Kirill assumono una valenza particolare, non solo religiosa ma anche culturale e geopolitica. Valli avverte contro la tentazione di considerare Kirill come un baluardo del cristianesimo autentico, sottolineando che la sua figura è complessa e intrecciata con il potere politico di Putin. Tuttavia, il richiamo alla legge divina e alla necessità di pentimento, secondo Valli, rappresenta una prospettiva che merita di essere meditata, soprattutto in un'epoca in cui si tende a privilegiare i diritti umani rispetto ai doveri verso Dio.
Infine, Valli conclude che la Chiesa cattolica, nel suo attuale stato, sembra aver perso la capacità di guidare la cultura e i politici, riducendosi a una mera voce all'interno di un coro di ideologie dominanti. In questo scenario, le parole di Kirill possono servire come un monito per i cristiani a rifocalizzarsi sui valori tradizionali e sulla necessità di difendere la parola di Dio, anche quando essa irrita i potenti e sfida le convenzioni sociali.
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