Il caso Roe vs Wade continua a distanza di anni a far parlare di sé e contemporaneamente alla riedizione di questa vecchia questione l’America rischia di dover affrontare a breve quella che potrebbe essere una delle più gravi crisi sociali degli ultimi decenni. Proprio in questi giorni la Corte Suprema dovrà esprimersi nuovamente in merito ad una sentenza spinosissima che risale al 22 gennaio 1973 e che riguardò il diritto di abortire “senza limiti imposti dal governo”. La 22enne Norma McCorvey (pseudonimo Jane Roe) fece causa all’allora procuratore del Texas, Henry Wade, poiché in quello stato l’aborto era vietato. Norma vinse con 7 voti a favore e 2 contro. Una vittoria schiacciante quindi che cambiò il corso della storia degli Stati Uniti d’America.

Perché oggi la questione si ripropone dunque? Nel corso degli ultimi due anni sono sempre di più gli stati che in maniera indipendente hanno seguito tutt’altra politica per la regolamentazione dell’aborto, a partire da quelli che hanno ristretto la finestra entro cui poter eseguire l’interruzione di gravidanza, fino ad arrivare a quelli che hanno messo la stessa completamente fuori legge. Questo indirizzo che si sta diffondendo a macchia d’olio in gran parte degli Stati Uniti, insieme al fatto non secondario che l’ex presidente Donald Trump si é adoperato per nominare alla Corte Suprema giudici pro-life, ha spinto diverse associazioni per la difesa di quello che viene definito “diritto all’aborto” a supportare donne che vogliono continuare ad esercitarlo e, in ultima istanza, a rivolgersi alla Corte Suprema.

Ma il bello arriva il 2 maggio scorso con una soffiata che Politico pubblica on line, in cui si legge che nei corridoi della Corte Suprema sta circolando una bozza di sentenza che ribalterebbe quanto stabilito nel 1973, e nella bozza di 98 pagine, che Politico ha deciso di pubblicare integralmente, si legge effettivamente quanto anticipato. La questione gravissima é che non é in alcun modo possibile interferire con il processo decisionale, né tanto meno anticipare il contenuto delle sentenze della Corte Suprema, che rimane il più alto grado di giustizia degli Stati Uniti. Il fatto che questo sia avvenuto mina alle basi la credibilità della Corte, configura un reato e non secondario, mette di fatto anche in pericolo l’incolumità dei giudici che stanno lavorando sul caso.

Lo stesso Giudice John Roberts, presidente della Corte Suprema, dopo aver confermato l’autenticità del documento anticipato da Politico (doveva proprio farlo?) aprirà un’indagine in merito all’accaduto per scoprire chi ha causato la circolazione illegale delle informazioni. “Gli impiegati che lavorano per noi hanno una esemplare e importante tradizione di rispetto per la confidenzialità del processo giudiziario e nel mantenere viva la fiducia nella Corte. (…) Quello che è filtrato tenta di minare la fiducia nelle istituzioni e nella comunità che vi lavora(…)”.

Chi quindi ha provveduto a far circolare illegalmente le informazioni? Chi ha interesse affinché la notizia si diffonda e crei scompiglio? Qualcuno in rete avanza delle ipotesi piuttosto plausibili.

Secondo un’inchiesta del giornalista Joe Cunningham, sembra che le sue fonti portino a Sonia Sotomayor (o a qualcuno a lei vicino), giudice nominato da Barack Obama, ultra liberale per formazione e per tendenza politica, una “saggia donna ispanica”, come essa stessa si definì all’indomani della sua nomina nel 2009. Il giudice potrebbe aver fatto circolare la bozza per alimentare i disordini sociali e per causare tensioni proprio prima delle elezioni primarie che si terranno in molti stati chiave. Chi non ricorda ciò che venne generato ed alimentato nelle strade di tutta America all’indomani dei fatti di George Floyd? Oppure, cosa non di secondaria importanza, e questa é un’altra ipotesi che resta in campo, si ricordi che del caos che sicuramente si genererà e che verrà supportato sulla base della (presunta) sentenza beneficerà la parte politica che in questo momento ha perso di credibilità, allontanando gli occhi (e la mente della gente) dai disastri combinati in questi davvero pochi mesi di governo presidenziale ultra liberale.

In rete i politici ed i dem in generale si scatenano. Il governatore della california, Gavin Newsome, ad esempio, invece di sostenere la legalità del processo decisionale della Corte Suprema e quindi condannare l’avvenimento, legittima la soffiata alimentando la polemica e sostenendo pubblicamente (e con comunicato ufficiale) l’idea che la decisione eroderà uno dei diritti più importanti delle donne. Ma ovviamente non é il solo. Il Reverendo Warnock, “il reverendo per la  libera scelta”, o piuttosto il pastore molto liberale e molto-poco-pastore, sentenzia dai social che l’aborto é un diritto per il quale si batterà sempre e su cui nessun organo governativo dovrà mai mettere bocca. La stessa Vice Presidente Kamala Harris, proprio secondo il copione di Newsome, si esprime in merito alla sentenza e non in merito all’illegalità della violazione. E poi c’é lei, Hillary Clinton, che non solo non condanna la violazione, ma organizza già le rivolte per le strade, ed ha il merchandising pronto da indossare per le proteste ma anche semplicemente per supportare la causa.

Ma la Corte Suprema come si esprime? Innanzitutto ovviamente condanna l’avvenimento, ma ribadisce fortemente che quello che é fuoriuscito é semplicemente una bozza scritta dal giudice Alito, e che in nessun modo questa bozza rappresenta ciò che poi la Corte sceglierà o sarà costretta a scegliere.

E, pare legittimo aggiungere da parte nostra che, se il resto del mondo politico liberale non condanna l’accaduto, bensì esclusivamente il contenuto, molto probabilmente gran parte di esso é direttamente o indirettamente coinvolto in ciò che é avvenuto ed ha tutto l’interesse perché le proteste non si plachino. Né ora, né mai.

MARTINA GIUNTOLI

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