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Notizie14 Giugno 2022

Elezioni, c’è un risultato storico: l’astensionismo. Ma basta saper scegliere

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Antonio Albanese analizza l'astensionismo alle elezioni, evidenziando il record storico del 20% di affluenza. Si discute anche della disaffezione per la politica e delle conseguenze per la democrazia italiana.
Punti chiave
  • Il referendum sulla giustizia ha visto un'affluenza storicamente bassa.
  • L'astensionismo è un segnale allarmante per la democrazia italiana.
  • I partiti politici sembrano confondersi e perdere credibilità.
  • Il tradimento elettorale ha disilluso molti elettori italiani.
  • La partecipazione al voto premia il mantenimento dello status quo.
L'articolo

Sarebbe potuto essere un giorno importante per l’Italia, domenica 12 giugno 2022, giorno del referendum sulla giustizia, grazie al quale gli italiani avrebbero potuto esprimersi su 5 quesiti sulla giustizia molto discussi: un giorno storico.

Qualcosa di storico c’è in effetti, ed è l’adesione ai quesiti referendari: ha votato solo il 20% degli italiani, l’afflusso più basso di sempre.

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La disaffezione per la politica è un dato allarmante, lo avrete letto mille volte, un cancro che sta minando alle basi la nostra democrazia, e non è che se ne sia ammalato solo il sistema referendario, che storicamente è riuscito a raggiungere il quorum in poche eccezioni.

Già le ultime tornate elettorali, politiche, comunai, che fossero hanno dimostrato che esiste un trend di diffidenza e scetticismo sul peso che ha il voto nelle decisioni che poi riguardano direttamente la gente, il popolo.

I partiti, i movimenti e le liste tendono a confondersi e, spesso di buon grado, si mettono in seconda piano rispetto al governo di un economista che guida l’Italia con il pilota automatico.

Il processo di spoliticizzazione è un fenomeno che già alle ultime politiche aveva fatto discutere, e i vari leader politici ogni volta sembrano nascondersi dietro un dito, basti pensare che il 2018 anno dell ‘entrata del M5S corrisponde con apogeo dell’astensione.

Riattivare l’elettorato e la cittadinanza certo non è impresa da poco, dopo il tradimento del Movimento 5 Stelle e della Lega, i governi tecnici che hanno economicamente distrutto l’Italia, disilluso sulle fantomatiche promesse elettorali e sul reale peso che hanno le decisioni che prendiamo in cabina rispetto alle decisioni politiche.

Borghi si indigna, parla di “scelte coraggiose” boicottate a favore di coloro che promuovono il vaccino, Giorgia Meloni parla di “ritorno al bipolarismo”, e Conte commenta l’atteso flop dei 5 stelle: un coro di voci che rimbombano davanti al classico elefante nella stanza che a nessuno conviene vedere.

Chi si è recato a votare, la minoranza, ha premiato proprio il tradimento elettorale di quei partiti che hanno creato la situazione del rifiuto del voto tout-court.

I requisiti referendari, importantissimi, che avrebbero potuto una volta per tutte, mettere ordine su temi dibattuti da 20 anni, come la separazione delle carriere nella giustizia, e la valutazione dell’operato dei magistrati, sono la prima occasione persa.

La seconda è l’elezione di rappresentanti politici, maggiordomi del potere economico, che rappresentano il tradimento elettorale, la legittimazione del raggiro e dell’inganno.

Certo, agli italiani brucia ancora la dura lezione impartita dai puri 5 Stelle, ma l’astensionismo premia il mantenimento dello status quo, e scoraggia tutti quei movimenti e partiti che magari sono sinceramente impegnati a cambiare le cose, intellettualmente onesti a dalla parte degli interessi della gente.

Basta saper scegliere.

ANTONIO ALBANESE

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