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Notizie26 Maggio 2022

Washington chiama, Bruxelles risponde. Vuole consegnare all’Ucraina i beni russi congelati dalle sanzionati

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza la proposta della Commissione Europea di confiscare beni russi per destinarli all'Ucraina. Si discute anche delle implicazioni legali e delle preoccupazioni riguardanti la corruzione in Ucraina.
Punti chiave
  • La Commissione Europea vuole confiscare beni russi per l'Ucraina.
  • La confisca è irreversibile, a differenza del congelamento.
  • L'Ucraina è riconosciuta per la sua corruzione e interessi privati.
  • Gli Stati Uniti hanno approvato la legislazione per confiscare beni russi.
  • La Commissione Europea considera violazione il pagamento in rubli per il gas.
L'articolo

Washington chiama, Bruxelles risponde. E varca anch’essa i bastioni di Orione del diritto. La Commissione Europea vuole confiscare i beni dei russi sottoposti a sanzioni per darli all’Ucraina in vista della ricostruzione post bellica. Una cosa ben diversa dal semplice congelamento, finora tipico delle sanzioni occidentali contro i cattivi di turno.

Il congelamento infatti non presuppone un passaggio di proprietà ed è destinato a sfociare, prima o poi, in una restituzione. Confiscare i beni e darli a qualcun altro, non risulta essere mai accaduto prima del caso russo.

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Oltretutto la confisca e la consegna all’Ucraina è in qualche modo irreversibile, al contrario delle sanzioni. Come si potrebbe mai fare marcia indietro?

L’Ucraina brilla per corruzione e potenti interessi privati controllano i gangli dello Stato. Lo riconosceva la stessa Unione Europea solo pochi mesi fa, prima della riabilitazione e della santificazione dell’Ucraina che ora domina le sue politiche. Sul modo in cui l’Ucraina potrebbe usare le proprietà dei russi, si possono dunque esercitare speculazioni e fantasie.

Gli Stati Uniti hanno approvato in aprile la legislazione che consente di confiscare i beni russi sottoposti a sanzioni: consente di farlo, ma non comporta automaticamente che questo avvenga. Eccola, la chiamata di Washington alla quale Bruxelles ha risposto con zelo.

Contemporaneamente, la Commissione Europea vuole inserire nell’elenco dei crimini europei la violazione o l’aggiramento delle sanzioni contro la Russia. Col che, rischierebbero grosso l’ENI e varie altre società europee del gas che hanno pagato in rubli le forniture russe. Infatti le linee guida che l’UE ha messo per iscritto sul pagamento i rubli sono ambigue, e altrettanto ambigui sono risultati i successivi chiarimenti scritti. Tuttavia, a parole, la Commissione Europea ritiene che aprire un conto un rubli – cosa necessaria per pagare il gas – costituisca una violazione delle sanzioni.

La volontà della Commissione Europea di dare all’Ucraina i beni dei russi e di inserire fra i reati l’aggiramento delle sanzioni alla Russia è contenuta, rispettivamente, in una proposta di direttiva e in una proposta di decisione del Consiglio UE. La formalizzazione è avvenuta ieri, mercoledì.

Ora devono affrontare l’iter legislativo verso l’approvazione, che di regola comporta modifiche del testo iniziale. Una volta approvata, la direttiva dovrà inoltre essere trasposta nelle legislazioni nazionali a cura di ogni Stato che fa parte dell’UE.

Restano fuori dalle confische e dai regali all’Ucraina, per ora, i soldi che la Banca Centrale Russa detiene all’estero. Casomai servisse una testa di cuoio per aprire la strada, si è già offerto volontario il capo della diplomazia (diplomazia?) dell’Unione Europea.

GIULIA BURGAZZI

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