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Notizie11 Maggio 2022

OPEC e co. rispondono “niet”. Ora non c’è alternativa al petrolio russo, e la UE ha le convulsioni

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza la difficile situazione dell'Unione Europea riguardo al petrolio russo, evidenziando l'opposizione dell'Ungheria. Si discute anche dell'incapacità dell'UE di sviluppare una politica energetica autonoma di fronte alle pressioni statunitensi.
Punti chiave
  • L'Unione Europea cerca un accordo per fermare il petrolio russo.
  • L'Ungheria si oppone all'embargo per tutelare i propri interessi.
  • Gli USA non hanno bisogno di petrolio alternativo a quello russo.
  • Biden ha tentato invano di convincere i produttori a aumentare la produzione.
  • L'UE è dipendente dalle importazioni di energia, principalmente dalla Russia.
L'articolo

Se non ci fosse soprattutto da piangere, ci sarebbe molto da ridere per le convulsioni da cui è presa l’Unione Europea mentre, per compiacere Washington, cerca al suo interno un accordo sullo stop alle importazioni di petrolio russo. Un accordo finora impossibile soprattutto per la granitica opposizione dell’Ungheria, attenta ai suoi interessi nazionali e non agli interessi degli USA.

Ci sarebbe da ridere, perché – come già per il gas – è Biden a cercare petrolio alternativo per l’UE e a sentirsi dire ciaone dai Paesi produttori. Evidentemente, sono ben ben  stufi della pretesa occidentale di dettar legge al mondo. Non vedono l’ora che nasca un nuovo ordine multipolare anziché unipolare. Ma per la questione del petrolio c’è soprattutto da piangere: l’Unione Europea si dimostra di nuovo azzerbinata agli USA ed incapace di avere una sua politica.

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Dall’inizio della guerra gli USA premono sull’UE  affinché abbandoni il petrolio russo. E dall’inizio della guerra Biden si comporta come se fosse il papà di Ursula (von der Leyen, la presidente della Commissione Europea). Fa invano il giro delle sette chiese per convincere i maggiori produttori ad aumentare la produzione.

Biden deve fingere di non averli presi a pesci in faccia fino all’altro ieri. Ma se lui mostra di essersene dimenticato, le controparti se ne ricordano benissimo.

Gli Stati Uniti non hanno un estremo bisogno di petrolio alternativo a quello russo. Sono fondamentalmente autosufficienti e anzi sono addirittura esportatori netti di prodotti petroliferi. Una maggior produzione di petrolio tuttavia farebbe scendere il prezzo, impennatosi con la guerra, a beneficio di consumatori ed imprese.

L’UE è invece povera di risorse naturali. Deve affidarsi a massicce importazioni di energia. La Russia finora le ha fornito quasi i tre quarti del petrolio di importazione. Ma se Washington chiede di rinunciarvi, Bruxelles non sa dire di no. Vale anche quando, come ora, gli USA non si dimostrano in grado di rendere accettabili le loro pretese.

Per primo, ha detto ciaone a Biden il Venezuela. Gli USA hanno addirittura offerto di eliminare alcune sanzioni in cambio dell’aumento della produzione di petrolio. Non è finita bene: o per lo meno, non ancora.

E’ andata malissimo con l’Arabia Saudita, che neanche risponde al telefono quando Washington chiama. E anzi il ministro saudita del petrolio ha messo bene in chiaro che non c’è modo alcuno di aumentare la produzione. La stessa linea dell’OPEC+, che riunisce i maggiori Paesi produttori.

L’Iran, poi. Gli USA hanno aperto – se non proprio all’Iran – almeno al petrolio iraniano. La questione è anche complicata dalle trattative per il nucleare e insomma niente da fare. Niente da fare neanche con il Brasile, cui gli USA si sono rivolti nonostante l’odiato Bolsonaro.

Ma anche se in giro per il mondo non c’è l’ombra di petrolio alternativo a quello russo, l’UE non demorde. Ursula von der Leyen è andata invano da Orban con le mani piene di soldi per strappare il sì dell’Ungheria all’embargo. Il suo vice  Valdis Dombrovskis continua a dire che lo stop al petrolio russo si può fare. Neanche l’inequivocabile realtà dei fatti li convince. Quando la loro carriera politica sarà tramontata, li ricorderemo come gli ultimi dei Mohicani.

GIULIA BURGAZZI

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