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Notizie28 Dicembre 2021

La strana idea di “ripartenza” del mondo dello spettacolo

Antonello CrestiDi Antonello Cresti·Saggista, conferenziere ed agitatore culturale·60 contenuti pubblicati
Antonello Cresti analizza la 'ripartenza' del mondo dello spettacolo, evidenziando la servitù psicologica imposta dalle istituzioni. Si discute anche della discriminazione nei confronti del pubblico e delle conseguenze etiche di tali scelte.
Punti chiave
  • Il mondo dello spettacolo ha subito gravi limitazioni durante la pandemia.
  • Le istituzioni hanno imposto una servitù psicologica agli artisti e al pubblico.
  • Lo streaming è stato visto come un'opportunità, ma ha limitato l'esperienza culturale.
  • Il Green Pass ha creato un'esclusione ingiustificata di milioni di spettatori.
  • Cancellazioni di eventi e tournée rivelano la crisi del settore senza reazioni significative.
L'articolo

Da quando è iniziata l’era delle pandemie il mondo dello spettacolo non ha certo dato buona dimostrazione di sé. Certamente, tutti sappiamo che l’arte e il mondo della cultura sono per così dire vincolati alle istituzioni per poter portare avanti il proprio discorso.

Ma questa forma di vincolo appare oggi più come una sorta di servitù psicologica volontaria, che è entrata profondamente nella coscienza degli individui che a tali mondi afferiscono.

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Prima si è trattato di accettare le chiusure senza opporre neanche per un attimo l’idea che la cultura non dovesse fermare il proprio corso neanche all’interno di un emergenza (vera o presunta che sia).

Poi si è trattato di credere alla fandonia secondo cui lo streaming sarebbe stata una opportunità per ampliare i propri orizzonti e il proprio pubblico di riferimento.

Ci si è adeguati senza eccepire alcunché all’idea del rientro “in sicurezza” con distanziamento, mascherine di ordinanza, in una sorta di clinicizzazione dello spettacolo che è quanto di più lontano dalla idea di comunità attraverso l’evento artistico che si possa immaginare.

Ma lo scarto finale, e quello probabilmente più preoccupante, è avvenuto qualche settimana fa quando si è barattato la promessa di un ritorno alla piena capienza dei luoghi di spettacolo con l’accettazione supina del Green Pass.

La domanda che ci facciamo è questa: che strana idea hanno di “ripartenza” o di “normalità” i protagonisti del mondo dello spettacolo? Quando si trovano a fare esibizioni di fronte a persone di fatto sottoposte a una cernita arbitraria come avviene attraverso il lasciapassare verde, si sentono nella “normalità”?

Inoltre: se i reprobi ai quali non è concesso l’ingresso agli spettacoli sono stimabili in milioni di unità, anche da un punto di vista di mera strategia utilitaristica è evidente che è difficile pensare a un ritorno alle piene capienze escludendo una fetta di pubblico così ampio. Oppure i teatri e i concerti non erano mai stati frequentati dai cattivoni “no vax” che –si sa- sono brutti e ignoranti?

Si fa dunque un torto etico alla idea che arte e cultura debbano essere rivolti a tutti senza nessuna forma di esclusione o di discriminazione, ma si dimostra anche-  e questo forse ancora più penoso -di navigare completamente a vista perché si pensa che non eccependo nulla o cedendo anche alle norme più assurde in qualche maniera si riceverà una qualche forma di ricompensa.

“All’apparir del Vero” – direbbe Leopardi – è chiaro che le cose non stanno così. Dopo due anni di martirio il mondo dello spettacolo deve soggiacere alla discriminazione totale dei propri spettatori, eppure, proprio in queste settimane, contemporaneamente, assistiamo a intere tournée musicali o teatrali cancellate, spettacoli di piazza pensati per gli eventi natalizi annullati.

E quotidianamente sale da concerto, locali di musica dal vivo ci informano che non riprenderanno mai più la attività. Tutto senza un sussulto di orgoglio, senza essersi interrogati neanche un attimo sui perché reali. Fatalità, pensano…

La verità è che non c’è limite alla foga distruttrice dei fautori del Great Reset e sarebbe il caso che il mondo dello spettacolo se ne accorgesse e prendesse le proprie contromosse. A furia di dire sì, si troveranno sepolti da una valanga dalla quale non riusciranno più a uscire. A volte vendere l’anima non è così conveniente come si crede…

ANTONELLO CRESTI

Antonello Cresti
AUTORE
Antonello Cresti
Saggista, conferenziere ed agitatore culturale. Si è laureato con lode in Scienze dello Spettacolo presso l’Università di Firenze. Ha iniziato la sua attività artistica come musicista, animando vari progetti e producendo numerosi album. Ha già pubblicato undici libri, usciti con varie case editrici, dedicati a musica underground, cultura britannica, esoterismo, controcultura. E’ ideatore di un film e di un documentario, entrambi a tematica musicale. Collabora con numerose testate giornalistiche nazionali tra cui CulturaIdentità e Optimagazine. E’ fondatore della Convenzione degli Indocili, una rete trasversale di intellettuali e creativi che operino in opposizione al Pensiero Unico. E' Vicepresidente Nazionale di Ancora Italia
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